PETER FONDA AL BUSTO ARSIZIO FILM FESTIVAL
Incontro con il motociclista di Easy Rider, a quarant'anni dall'uscita del film che lo rese celebre
“You can never go home”
Peter Captain America Fonda si presenta sabato 28 marzo alla stampa milanese con una grande dose di buon umore e la voglia di raccontarsi. L’occasione dell’incontro è la sua partecipazione al Busto Arsizio Film Festival, la manifestazione cinematografica che si tiene nella città lombarda fino al 4 aprile.
69 anni e quaranta trascorsi dal film che lo rese celebre, 'Easy Rider'. Ma il tempo sembra non essere trascorso, da quando Wyatt attraversava l’America con il suo Chopper sempre in moto e la bandiera americana stampata sul retro della giacca di pelle.
Disagio giovanile, rapporti familiari, opposizione all’establishment sono alcuni temi di Easy Rider, che si distribuiscono anche all’interno dell’offerta cinematografica del Festival. Gli organizzatori ribadiscono che il motociclista più famoso della storia del cinema si inserisce perfettamente all’interno del programma delle otto giornate di proiezioni. “Crediamo che molti degli argomenti del film del ’68 sono rimasti identici nelle pellicole in concorso: la sincerità, l’esaltazione della gioventù, l’istinto della libertà. Quando uscì Easy Rider capimmo che da quel momento il cinema stava cambiando ”. Dichiara Vittorio Giacci, Direttore Artistico.
Easy Rider è considerato infatti il paradigma della rivoluzione indipendente nel cinema americano: il film costò meno di 400 mila dollari. Nonostante Peter Fonda ribadisca che la cosa più importante per fare un film oggi sono i soldi, nella sua carriera di attore non ha mai percepito stipendi stratosferici. “In un’economia stressata come quella attuale - dichiara l’attore - si possono fare film low budget solo se gli attori si accontentano di un cachet basso, come ho sempre fatto io. Ho corso dei rischi, ma sapevo che avrei guadagnato con il successo delle pellicole”.
Un’occasione, quella offerta dal B.A.F.F., per rivedere il manifesto della (contro)cultura degli anni '60: Billy (Dennis Hopper) e Wyatt (Peter Fonda) rappresentano il bisogno di evasione, la necessità della fuga, la fratellanza e l’urgenza di liberarsi dai falsi bisogni.
Parlando del finale del film, infatti, Peter Fonda ribadisce al pubblico in sala che non è vero che il denaro rende liberi. “Lo comprende benissimo Wyatt, che di fronte al fuoco dichiara, “Siamo fregati”, alludendo al fatto che attraverso i soldi sono diventati prigionieri di questo mondo”.
Tanti progetti ancora per l’attore americano, che non vuole parlare di pensione, tra i quali 'Searching for America', un documentario che è un viaggio negli Stati Uniti visti attraverso gli occhi di un easy rider, alla vecchia maniera.
Trovate l'intervista a Peter Fonda su MilanoWeb.