"TERRAFERMA", UN CASO DI SUDDITANZA PSICOLOGICA?
Il film di Emanuele Crialese rappresenterà l'Italia agli Oscar. Sulla scelta quanto ha pesato il fatto che il film sia stato prodotto da Cattleya, la società legata al produttore cinematografico Riccardo Tozzi, presidente di Anica?
Sarà "Terraferma" di Emanuele Crialese a rappresentare l’Italia nella corsa agli Oscar per il miglior film straniero. La scelta è così caduta sul film prodotto da Cattleya e commercializzato nelle sale da Rai Cinema/01 Distribution. Nulla da dire sul valore del film, sia sotto il profilo squisitamente artistico che sul piano del suo significato sociale, e dunque anche in merito alla capacità di rappresentare in maniera efficace il dramma dell’immigrazione clandestina in Italia. Qualche perplessità invece ci resta in ragione dell’appeal di un film che al botteghino italiano è riuscito a superare a oggi di poco il milione di euro d’incasso, nonostante la cassa di risonanza del Premio della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia.
Crialese da sempre produce film potenzialmente da “corsa all’Oscar” (pensiamo a "Nuovomondo", ma anche a "Respiro"), ma il pubblico sino a oggi non ha premiato il suo stile sin troppo rigoroso e asciutto. Ci ritroviamo così a essere rappresentati da un film difficilmente esportabili, e che per di più è stato selezionato all’interno del consesso della giuria di Anica, e ha in questo senso il difetto (non da poco) di essere stato realizzato dalla casa di produzione di proprietà del presidente dell’associazione. Di contro, il concorrente più titolato, "Habemus Papam" di Nanni Moretti, distribuito anch’esso da Rai Cinema e prodotto dalla indipendente Sacher, ha incassato sei volte Terraferma in Italia, e in Francia può vantare nelle ultime settimane un box office di ben 3 milioni di euro, con un debutto nel primo week end al botteghino francese, di solito non propriamente esterofilo, direttamente al terzo posto.
Perché allora Crialese e non Nanni? Ricordiamo, per dovere di cronaca, che in lizza erano anche altri sei titoli: "Corpo celeste", bellissima opera prima di Alice Rohrwacher (a parere di chi scrive il miglior film italiano dell’anno), "Nessuno mi può giudicare", commedia campione d’incassi di Massimiliano Bruno, certamente un po’ light per ambire agli Oscar, "Noi credevamo" di Mario Martone, trionfatore ai David di Donatello, "Notizie dagli scavi" di Emidio Greco, "Tatanka" di Giuseppe Gagliardi e "Vallanzasca-Gli Angeli del male" di Michele Placido, certamente il film più bistrattato dell’anno solare in corso, depauperato arbitrariamente dallo Stato del finanziamento che la sua qualità avrebbe meritato, e penalizzato da un percorso distributivo particolarmente complicato.
Sembra peraltro che "Habemus Papam" non sia mai stato seriamente preso in considerazione dalla giuria. Secondo indiscrezioni, vi sono infatti stati tre scrutinii. Nel primo, in cui ciascun giurato aveva a disposizione tre preferenze, l’avrebbe spuntata proprio l’outsider assoluto "Corpo celeste", con 8 voti, contro i 7 di "Terraferma", i 5 del film di Moretti., i 4 di "Noi Credevamo". Nel secondo, con un voto a giurato, "Terraferma" è arrivato a totalizzare 5 consensi, "Corpo celeste" 3 e "Noi credevamo" 1. E infine, nella terza votazione, il film di Crialese ha battuto quello di Alice Rohrwacher 6 a 3.
Chi sono i giurati che hanno scelto Terraferma? La commissione era composta da Nicola Borrelli (Direttore Generale Cinema del Mibac), Marco Bellocchio (regista), Martha Capello (presidente AGPC, Associazione Giovani Produttori Cinematografici), Francesca Cima (la produttrice di Indigo Film, che ha realizzato i film di Paolo Sorrentino e La doppia ora ), Tilde Corsi (produttrice di R&C, con in curriculum i film di Ozpetek e 20 Sigarette), Paola Corvino (presidente UNEFA, Union of Film and Audiovisual Exporters), Valerio De Paolis (distributore), Luca Guadagnino (regista) e Niccolò Vivarelli (giornalista collaboratore di Variety). Dunque un mix ideale di competenze. Forse quello di Moretti è stato giudicato un film di gusto troppo “europeo”. Forse qualcuno ha rivisto nell’isola siciliana di Terraferma qualcosa di "Mediterraneo", che seppe portare a casa l’Oscar nel 1992. Forse, ma il nostro è un sospetto malizioso, Riccardo Tozzi inizia a concentrare nelle sue mani un po’ troppo potere nello scenario del cinema italiano (se ne sono accorti anche i 100Autori in merito alle nuove nomine a Cinecittà), e in giuria c’è chi può aver sofferto di quella che gli appassionati di football hanno imparato a chiamare “sudditanza psicologica”.
Da notare, a titolo di curiosità, che "Corpo celeste" è stato prodotto proprio da Cinecittà Luce. Provate a immaginare che casino sarebbe scoppiato se il film selezionato per gli Oscar fosse stato realizzato dalla società di fatto “azzerata” dallo Stato. E così, dopo la prima votazione, la situazione si è riequilibrata, e la società di Riccaroìo Tozzi ha potuto infilare il primo successo di una settimana da ricordare, in cui ha incassato anche il primo premio al Roma Fiction Fest per la miglior serie con Romanzo Criminale 2. Nel 2004 Cattleya, allora certamente meno potente, riuscì a portare nella cinquina finale un film non propriamente irresistibile come "La bestia nel cuore". Vediamo se gli riuscirà lo stesso con Terraferma. Per il cinema italiano sarebbe un risultato importante. In caso contrario, dovremmo interrogarci sui perché di una scelta che ha volto le spalle con tanta fermezza ai numeri del botteghino, e soprattutto su chi questa scelta ha ispirato.