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JULIEN TEMPLE: "IL NUOVO PUNK SONO GLI ALBERI DI DETROIT"

Intervista al regista britannico, autore di pellicole storiche sui Sex Pistols

 
 

In occasione della sua recente visita in città per la presentazione del bel volumetto con annesso DVD di "The Filth And The Fury" (48 pagine il libro, 108 minuti il film) pubblicato dalla ISBN Edizioni, MilanoCultura ha potuto interagire con il celebre regista inglese Julien Temple che ci ha raccontato, per l'appunto, dei suoi esordi nella Londra-punk di fine anni '70 e della sua stretta relazione artistica con il gruppo dei Sex Pistols a cui ha dedicato ben due pellicole della sua filmografia.

"Ma non vorrei - ironizza lui, rompendo subito il ghiaccio - che il mio nome sia affibbiato fin sulla lapide alla parolina magica 'punk' solamente perchè ho lavorato con i Pistols e lo stesso Joe Strummer (il bellissimo "Il Futuro Non E' Scritto",  documentario uscito nel 2007, Ndr). Nella mia vita, infatti, ho anche girato un musical ("Absolute Beginners", Ndr), una commedia ("Le Ragazze della Terra Sono Facili", Ndr) e svolto lavori per conto di Madness, Judas Priest ed addirittura per artisti del mondo della lirica. E, proprio in questi mesi, sto lavorando ad un progetto che mi vedrà spesso far capolino a Detroit...".

Ok, appurata questa doverosa premessa di mister Temple, partiamo pure con la nostra intervista. 

Da dove proviene un cinema a basso costo, decisamente punk nell'utilizzo della tecnica "a patchwork" per il montaggio delle immagini, come quello che hai utilizzato per la realizzazione prima di "The Great Rock 'n' Roll Swindle" (1980) o poi di "The Filth and The Fury" (1999)?

"Well, vuoi sapere la verità? Tutto è nato dall'esigenza di filmare i Sex Pistols nella maniera più ambigua possibile. A fine anni '70, infatti, c'era questa specie di embargo in corso attuato dalla BBC. In pratica non si potevano assolutamente mostrare Johnny Rotten e soci sui canali pubblici britannici e così mi sono dovuto inventare questo blob ante-litteram composto da trasmissioni dell'epoca, spot commerciali, stranezze televisive e... qualche immagine live dei Sex Pistols ogni tanto! Il segreto era quello di mostrare la band in tutta la sua innocente brutalità senza farla vedere veramente..."

Loro, intendo i Sex Pistols, erano entusiasti dell'idea di finire sul piccolo e grande schermo?
"Credo di sì anche se hanno sempre mostrato indifferenza e fastidio per riprese, ciak, tempi tecnici, luci e tutto quello che poteva riguardare il mio mestiere. Però allo stesso tempo, a fine anni '70, mi regalarono un videoregistratore che, all'epoca, rappresentava una sorta di Santo Graal - piuttosto che un semplice elettrodomestico come sarebbe divenuto in seguito - per tutti noi cineasti innamorati delle tecniche di montaggio... E' stato quell'oggetto magico a permettermi di inserire tutti quelle immagini, letteralmente incrostate della cultura-pop di quegli anni, in pellicole come 'The Great Rock 'n' Roll Swindle' e 'The Filth and The Fury'. Rendendole così oltremodo spontanee..."

E' possibile, a distanza di tempo, tracciare una netta differenza di messaggio tra gli stessi "Swindle" e "Fury"?

"Well, 'The Great Rock 'n' Roll Swindle' fu un'opera realizzata esclusivamente per far arrabbiare i punk della prima generazione; il trucchetto riuscì benissimo perché ricordo che, ad Amburgo e Parigi, scoppiarono pure dei tumulti in sala mentre il film veniva proiettato... Ovviamente, all'interno della pura ed intransigente provocazione, ci stava pure il messaggio che non si potevano venerare quei Pistols come delle rockstar inavvicinabili in quanto loro si erano formati proprio per distruggere tutti quei dannati cliché! Ne venne fuori, inevitabilmente, una pellicola incompleta e così, diciannove anni dopo, sono voluto tornare sull'argomento perché volevo approfondire il discorso raccontando la vera storia dei Sex Pistols, partendo dall'energia del fenomeno punk ma rispettando anche l'aspetto della musica stessa. E' una cosa, in definitiva, che dovevo a quei quattro ragazzi..."

Come è stato intervistare un personaggio altamente carismatico come Johnny Rotten alla luce anche della sua polemicissima autobiografia "No Irish, No Black, No Dogs" uscita qualche anno prima di "The Filth and The Fury"? In quel libro, infatti, Rotten fornì già una visione attendibilissima di come andarono effettivamente i fatti nella Londra-punk del '76/'77...
"Conoscevo, ovviamente, l'opera letteraria di Johnny e tutto il veleno che tirò fuori in quelle pagine però, a parte questo, l'intervista che realizzai con lui nella sua casa di Malibù fu una delle più strane di tutta la mia carriera. Innanzitutto per l'ambiente: credo che non esista nulla di più distante dall'immaginario-Pistols dell'assolata California con tutti quei colossi che giocano a basket per strada (ride, Ndr)... Comunque Rotten è un personaggio con delle vette e dei precipizi umorali davvero estremi: passa, quasi con tranquillità, dall'esaltazione più contagiosa alla depressione più cupa e difatti, in quell'occasione, promise di uccidermi se avessi messo nel film troppi fuori-scena imbarazzanti! Tipo quella volta che andò al bagno portandosi dietro il microfono direzionale..."

Perché, in "The Filth and The Fury", hai deciso di riprendere i Sex Pistols come delle misteriose silhoutte in ombra?
"Perché non volevo mischiare i loro volti di allora - quelli stravolti di 'God Save The Queen' suonata lungo il Tamigi durante il Giubileo del '77 - con quelli attuali. Sai, questo fatto avrebbe creato troppe discrepanze..."

Quindi, se ti chiedessi qual è la tua opinione sulle varie reunion dei Sex Pistols che si sono succedute dal 1996 fino ad oggi...
"Ehm, in realtà non avrei grandi cose da dire. Quei concerti sono state delle grottesche commedie dall'arte condite da molta energia ed altrettanta onestà. Ma i veri Sex Pistols, ovviamente, sono quelli che hanno preferito autodistruggersi nel gennaio 1978 dopo il loro primo, turbolento tour americano..."

Credi che il punk tornerai mai un giorno a trovare le nostre coscienze oppure, con il controllo asfissiante delle multinazionali, oggi è molto più difficile trasgredire con della "sostanza" dietro?
"Di sicuro qualcosa, prima o poi, succederà perchè, ormai, sono trent'anni esatti che la gente si sollazza con quello che gli viene offerto dai media e dalle grandi corporation. Però, onestamente, non so ancora da che parte scatterà. Magari non ci sarà un nuovo punk musicale ma qualcosa che sfoci da qualche altra corrente artistica. Come gli alberi che a Detroit hanno ricominciato a crescere dentro le enormi aree industriali dismesse da anni..."

Citi Detroit non a caso, vero?
"Sì, difatti il mio nuovo film sarà ambientato proprio da quelle parti con una colonna sonora che partirà dal blues degli anni '30 e arriverà fino ad Eminem. Forse molti europei non se ne sono ancora accorti ma la fine industriale e sociale della cosiddetta Motor-City è la cosa più epocale che sta capitando all'America di questi tempi..."

Detroit è ormai una realtà nel tuo immaginario cinematografico. Ma se, invece, dovessi esprimere da regista un tuo desiderio ancora inappagato...?
"Well, mi piacerebbe mettere in piedi una pellicola biografica sul jazzista Miles Davis: sai, quando Miles era ancora in vita ho avuto la fortuna di conoscerlo e l'ho trovato di una durezza ed integrità che certi pseudo-punk possono solo sognarselo un carisma simile... Poi amerei anche fare un film sui Kinks perché, da ragazzino, erano il mio gruppo preferito in assoluto."

E anche lì ce ne sarebbero da raccontare: penso agli innumerevoli litigi di Ray e Dave Davies...

"Esatto. Difatti avrei già in testa questa storia tra fratelli, molto bella ed estrema allo stesso tempo. Vedremo se un bel giorno riuscirò a portarla sul grande schermo... Sarebbe semplicemente fantastico!"

Le foto di Julien Temple sono state scattate da Dario Raimondi - B.F.

La scheda del libro più DVD "The Filth and The Fury".

Il sito ufficiale delle ISBN Edizioni.

La Rai si occupa del fenomeno-Sex Pistols: guarda questo documentario del '79...

 
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Autore: Simone Sacco
22/06/2009 - 15.30.00
 
Julien Temple: "Il nuovo punk sono gli alberi di Detroit"
FOTO: Julien Temple: "Il nuovo punk sono gli alberi di Detroit"
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