IL MUSEO DEL 900, FOCUS SULLA COLLEZIONE
Dalle avanguardie storiche agli achromes di Piero Manzoni, sino a Burri e all'informale
A seguito di plurime contese, il corteo del “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo marcia dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, dal 1921 la più grande collezione civica di opere dell’Ottocento, verso il Museo del Novecento di Piazza Duomo, aperto al pubblico dal 6 dicembre 2010. Al termine di una rampa elicoidale, nonostante una collocazione non propriamente frontale, la tela sembra comunque interpellare lo spettatore in maniera molto diretta, avviandolo all’interno di un viaggio che ripercorre le principali tappe storico-artistiche del ventesimo secolo. All’interno della prima stanza museale sono collocati i dipinti di Boccioni il quale, dopo un periodo di apprendistato romano presso il più maturo Giacomo Balla, si stabilisce a Milano nel 1907. Influenzato dalla tecnica divisionista del lirico e visionario Gaetano Previati, Boccioni oltrepassa il rigore del verismo ottocentesco e frequenta un fervente gruppo di avanguardia milanese, aderendo nel 1910 all’elaborazione del Manifesto dei Pittori Futuristi, insieme ad altri artisti tra i quali Carlo Carrà e Gino Severini, ovviamente citati all’interno del museo e i cui lavori distano soli pochi metri. Poco più avanti, ecco schierate una serie di variazioni compositive di Morandi e al piano soprastante i lavori concepiti da De Chirico. Il maestro cita l’antico, ma lo fa avanzando una visione estetica realmente innovativa. Vi sono lavori degli anni venti come l’enigmatico “Combattimento”, proveniente dalla Fondazione Boschi Di Stefano, e un olio su cartone del 1935 dal titolo "Autunno" che testimonia invece una tecnica più matura e consolidata.
La claustrofobica loggia dedicata al metafisico per eccellenza è piuttosto esigua, di certo in contraddizione con gli spazi scenografici visibili all’interno dei suoi dipinti e con la prospettiva da lui utilizzata, ma la si può se non altro concepire come un’ area adibita per una piccola mostra personale. Al secondo livello si stagliano le volumetriche e monumentali statue di Arturo Martini, autore per altro dei bassorilievi che decorano la superficie esterna del palazzo e molto attivo intorno gli anni ’30, anni magici nei quali a Milano si sviluppa un movimento in cui si mescolano note di astrattismo e lirismo. Un lungo corridoio offre la visione di opere postimpressioniste, di pittori realisti e astrattisti. Un corridoio più ampio, sempre sullo stesso piano, propone invece una panoramica tra Arte Cinetica e Programmata, tra Pittura Analitica e Arte Povera. Alcuni angoli di quest’area museale sono riservati a personalità precise come quella di Luciano Fabro o di Fausto Melotti , dal 1928 allievo del grande scultore milanese Adolfo Wildt presso l’Accademia di Brera e per lungo tempo attivo a Milano, spesso affiancato dall’amico Giò Ponti.
Sospesa al soffitto dell’ultimo piano e visibile dall’esterno tramite le vetrate trasparenti è la struttura al neon realizzata per la IX triennale di Milano di Lucio Fontana. Dello stesso artista sono presenti una lastra di metallo lucido squarciata, una ceramica, i suoi famosi Concetti Spaziali degli anni Cinquanta e la statua policroma intitolata “Signorina Seduta”, la cui compostezza ed eleganza è facilmente equiparabile a quella della neoclassica Paolina Borghese. Sempre sul terzo livello troviamo esposti lavori degli anni cinquanta e sessanta. Parliamo dell’Arte Informale milanese, degli achromes di Piero Manzoni, della sua famosa impronta digitale impressa sull’uovo, sino alle composizioni polimateriche di Alberto Burri. La realizzazione del museo è resa possibile grazie a donazioni di collezionisti quali Ausonio Canavese, Antonio e Marieda Boschi e i coniugi Jucker. Il percorso museale si chiude con le opere più recenti in modo tale da gettare un collegamento ideale con quello che sarà il futuro Museo di Arte Contemporanea a Citylife, progettato da Libeskind.