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LA SCATOLA MAGICA DI YAYOI KUSAMA

Al Pac sino a febbraio la retrospettiva "I want to live forever" di una delle più amate provocatrici dell'arte contemporanea

 
 

È come entrare in una scatola magica. Si procede uno, massimo due per volta. Il custode vi chiude la porta alle spalle. Sotto ai piedi una stretta piattaforma che pare galleggiare su una distesa d’acqua. Intorno a voi, l’infinito.

Mille lanterne appese al soffitto si accendono e si spengono armoniosamente, con movimenti intermittenti e fluttuanti, riflettendosi a perdita d’occhio grazie ai giochi di specchi che ricoprono le pareti e il soffitto. Sembra di essere in un altro mondo, in un paesaggio galattico, al limite tra realtà e visione. È Aftermath of Obliteration of Eternity, una delle installazioni più forti di I want to live forever, la spettacolare personale di Yayoi Kusama (Matsumoto, Giappone, 1929) in mostra al Pac fino a febbraio.

Una delle figure più controverse dell’arte contemporanea, dagli anni Sessanta stupisce il pubblico mondiale che la considera prima delirante, poi divina, preminadola con quotazioni record che viaggiono attorno ai 5 milioni di euro. Outsider per natura, non obbedisce a tendenze o correnti, di cui si fa tuttavia involontariamente precursore, ma alla sua patologia cronica che la affligge fin dall’infanzia.

La sua ossessività è la sua stessa cifra stilistica, che la porta a creare opere caratterizzate dall’estrema ripetitività, riflessa in elementi come pois che riempiono tele immense, piuttosto che escrescenze che invadono stanze intere, conducendo il visitatore in scenari fiabeschi, distorti e allucinati, coloratissimi e misterici.

Contestatrice radicale per eccellenza, regina dell’happening eversivo, trasferitasi a New York nel ’57 si aggirava nuda nei luoghi simbolo del patriottismo americano, bruciava la bandiera a stelle strisce, vestiva i panni di un’anomala dea dell’amore. Per arrivare poi alla Biennale di Venezia, dove nel ‘66, aiutata da Lucio Fontana, improvvisava di fronte al padiglione italiano, in kimono vestita, Narcissus Garden: un’istallazione pirata memorabile consistente in 1.500 sfere riflettenti, finanziate dallo stesso Fontana con 600 dollari, che l’artista rivendette in sede espositiva a 1.200 lire l’una, proprio come si vendono hot dog o gelati.

Un happening orientato alla dissacrazione del mercato dell’arte e all’oltraggio all’establishment che governava la Biennale, ora ricostruita al Pac di fronte alla vetrata affacciata sul parco. Disegni, dipinti, installazioni, video e sculture dagli esordi ad oggi, con grande attenzione ai lavori degli ultimi due anni, riempiono le sale che si trasformano nei meandri della mente dell’artista, il cui stile rimane invariatamente provocatorio, seppur forse più disteso.

I pois della sua net painting si moltiplicano su zucche giganti, fiori primordiali, tele smisurate, senza far giungere a spiegazioni definite, ma semplicemente riflettendo senza tregua il suo inconscio, che oggi, seppur ottantenne, continua a meravigliare semplicemente e al contempo inquietare.

 
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Autore: Elena Pardini
11/12/2009 - 11.29.16
 
La scatola magica di Yayoi Kusama
FOTO: La scatola magica di Yayoi Kusama
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