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MADDALENA ABAKANOWITZ MISTERO ROSSO

La scultrice polacca con le sue opere più suggestive in una grande monografica alla Fondazione Pomodoro

 
 

La Fondazione Pomodoro, nei bellissimi spazi di via Solari, propone un’ampia monografica dedicata al lavoro di Magdalena Abakanowitz. La mostra, intitolata Space to Experience curata da Angela Vattese, mette in relazione alcune delle opere-simbolo del complesso percorso evolutivo dell’artista polacca.

Partita da lavori in tessuto, la Abakanowitz ha faticato non poco nella prima fase della sua ricerca a far riconoscere lo status di arte alle sue creazioni. Che venivano anzi relegate all’ambito contiguo delle esposizioni artigianali: un indicatore indubbiamente della difficoltà da parte dei regimi dell’Est nell’inquadrare le istanze più progredite della scultura contemporanea, a fronte della vivacità della scena culturale con cui Magdalena a Varsavia si è misurata sin da ragazza.

La città in cui allora muovevano i primi passi personaggi come Kantor, Polansky e Grotowsky, a cui la Abakanowitz è sempre voluta restare strenuamente legata, ha costituito certo un elemento che ha rallentato da parte della critica internazionale un corretto collocamento dell’opera della scultrice, che merita di essere accostata, come rilevato da Michael Brenson, a tre giganti come Rodin, Brancusi e Beuys.

Le vicende individuali e la storia collettiva della Polonia si intrecciano a forgiare da un lato la matrice simbolica e dall’altro il senso profondo dell’azione artistica della Abakanowitz, come gesto e realizzazione. La violenza del nazismo, la durezza dei tempi di guerra, la freddezza e l’alienazione come condizione emotiva ed esistenziale dell’artista durante il regime sovietico, si riflettono in opere come i 90 bambini di ceramica che appartengono alla collezione privata dell’artista, o nel paesaggio desolato, ostile, invalicabile evocato da Embryology, opera-monstrum di quasi settecento pezzi in tela, garza di cotone, corda di canapa, nylon, che proviene dalla Tate Modern di Londra.

Le opere-simbolo della scultrice polacca però, ancor più delle suggestive figure in acciaio inossidabile saldato, sono gli Abakan, superfici tondeggianti tessute a mano da Magdalena nella propria casa, senza poter controllare il risultato se non a opera completata, e che crescono letteralmente attorno all’artista mentre li produce.
 
In sisal colorato di rosso, arancione e, più raramente, nero, gli Abakan utilizzano corde ritrovate lungo le sponde della Vistola, alludono, con le loro forme, all’anatomia e alla sessualità femminile, e dunque si caricano anche di una forte valenza sociale e politica, con la stessa capacità di incidere sull’immaginazione dello spettatore delle creazioni di un altro gigante dell’arte contemporanea, Louise Bourgeois.

 
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Autore: Andrea Dusio
17/04/2009 - 9.57.00
 
Maddalena Abakanowitz mistero rosso
FOTO: Maddalena Abakanowitz mistero rosso
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