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ARTE  ›  OPERE VARIE

ROTELLA E MERINI, "ULTIMO ATTO D'AMORE" A 'PALAZZO REALE'

Due grandi protagonisti del Novecento omaggiano il mito hollywoodiano di Marilyn Monroe

 
 

Alda Merini e Mimmo Rotella, insieme a Palazzo Reale, nel segno di una grande icona, e della capacità di far deragliare la cultura pop del XX secolo lungo traiettorie imprevedibili. I versi della Poetessa si disseminano lungo il percorso immaginato da Pier Paolo Venier, accompagnati dai celebri décollages dell’artista di Catanzaro. Due differenti linguaggi artistici trascinano lo spettatore in un avvincente esercizio di analisi semiotica.

L’allestimento vede due delle figure centrali della cultura del secondo dopoguerra milanese rendersi complici di una feconda esperienza artistica.
Entrambi restano sedotti dal mito della Monroe, alla quale dedicheranno alcuni dei loro lavori. Ma Mariliyn, in questo caso, è forse soprattutto un pretesto per unire in un’unica mostra due personalità, unite dall'interesse per la poesia.

Lei una donna abbandonata dagli uomini e screditata dalla società, rimasta sul suo naviglio "che pare un deserto", amante delle osterie, fumatrice accanita, abitante di un suo proprio covo immaginifico dove tiene plichi di manoscritti e vecchie macchine da scrivere sprovviste di inchiostro.
Lui artista di origine calabrese, figlio della generazione "Informale", che sperimenta nuove soluzioni artistiche e procede come un vero iconoclasta di cartelloni pubblicitari esposti all’usura del tempo.

Ispirato probabilmente da un iniziale desiderio di rivalsa nei confronti di una vuota e divoratrice mentalità consumistica, Rotella strappa i manifesti dal loro supporto originale e li trasferisce su tele di grandi dimensioni o su lamiere di metallo, sovrapponendo poi gli strati di carta l’uno sull’altro e intervenendo con aggiuntive raschiature e sovra pitture ispirate al graffitismo.

Nel 1960, Rotella entra a far parte del Nouveau Realisme. La sua ricerca individuale appare una sorta di indagine e documentazione sociologica, che testimonia le mode e le tendenze del miracolo economico. Il suo stile si avvicina alle tendenze delle correnti d’avanguardia e di radice neo-dadaistica.

I suoi primi décollages sono creazioni più astratte e caotiche, quelle più recenti mettono in relazione immagini di diversa provenienza, conferendo nuova semanticità all’oggetto e dando così vita a nuove concezioni estetiche.

In letteratura, come in campo artistico, si comincia in questo periodo a sperimentare possibilità espressive più pure.

Visionaria e intuitiva è la poesia di Alda Merini, che col passare degli anni sembra adottare uno stile sempre più crudo. Di particolare rilievo sono le foto che ritraggono la scrittrice e le elaborazioni pittoriche che ne fa Giuliano Grittini.

Il suo volto appare ombroso e porta addosso i segni di quella che lei chiama una "frusta demoniaca": l’esperienza dell’ospedale psichiatrico Paolo Pini. La scrittrice sembra voler ribadire la sua libertà anche in condizioni di massima solitudine e sofferenza e i suoi occhi lasciano ad ogni modo intravedere ancora uno spiraglio di speranza.

La mostra è un viaggio attraverso le tappe più significative e laceranti della sua vita. È un percorso di parole e suoni ed è la voce registrata di lei che accompagna lo spettatore di stanza in stanza guidandolo in un percorso dell’anima. La sua presenza è così reale nelle stanze che sembra di sentirne persino l’odore delle sue sottovesti di lana o dei suoi paletot.

 
GALLERIA FOTOGRAFICA

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Autore: Raffaela Cuccu
17/01/2011 - 11.42.00
 
Rotella e Merini,  "Ultimo Atto d'Amore" a 'Palazzo Reale'
FOTO: Rotella e Merini, "Ultimo Atto d'Amore" a 'Palazzo Reale'
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