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ESSERE O NON ESSERE EMILIO ISGRÒ

la Galleria del Credito Valtellinese dedica una mostra al "maestro della cancellatura"

 
 

Emilio Isgrò è un artista concettuale e non c’è da stupirsi che sia arrivato alla cancellazione di se stesso, perché la “cancellatura” è la sua cifra stilistica più conosciuta, fin dal 1963 con la sua opera "Volkswagen" accompagnata dalle prime “Cancellature” proseguite nell’arco degli anni. Tra le varie operazioni di questo tipo, spesso su libro in box di plexiglass, un certo scalpore ha suscitato: “L’Enciclopedia Treccani cancellata” esposta alla Galleria Schwarz (1970) e alla Biennale di Venezia del 1972 (in mostra figurano alcuni esemplari).

L'affermazione paradossale "... dichiaro di non essere Emilio Isgrò" risale a un'opera del 1971 ed è in primo piano con foto nel depliant della grande mostra EMILIO ISGRO' "Fratelli d'Italia".

L’operazione che compie Isgrò tende a significati opposti in quanto le parole eliminate da un segno nero, a volte anche bianco, tendono anche a valorizzare il segno stesso e la scritta nascosta a “salvare” le parole che ogni tanto rimangono allusive e mantengono un senso nell’insieme del quadro.

Nella popolare trasmissione televisiva curata da Philippe Daverio le cancellazioni d’Isgrò appaiono sullo sfondo di certe inquadrature in primo piano. Famosa è anche la dedica di Dino Buzzati quando inviò all’artista il suo “Poema a fumetti”: “A Emilio isgrò affinchè mi cancelli”.

Questa mostra comunque dimostra come l’attività dell’artista, nato a Barcellona di Sicilia, sia più ampia e complessa, maturata attraverso diverse forme di espressione che vanno dalla poesia, il romanzo, la musica, il teatro e la scultura (la rifondazione di Gibellina con la rappresentazione dell’Orestea e la grande scultura in ferro nella facciata del museo cittadino), oltre a naturalmente alla “poesia visiva” che lo ha sempre contraddistinto fin dagli inizi con Pignotti e Miccini.

Nella galleria del Credito Valtellinese oltre alla sequenza in grandi pannelli dell’inno cancellato di “Fratelli d’Italia”, figurano due altre spettacolari e imponenti installazioni. “L’ora italiana” (1983) è composta da dieci (più dieci) pezzi in forma circolare (diametro di circa un m.) posti a lati delle pareti con un orologio incorporato e una suoneria funzionante. L’incalzante suono a rintocchi che culmina con un silenzio improvviso rende l’idea di come l’opera sia stata realizzata per ricordare la strage della stazione di Bologna.

L’altra installazione “L’avventurosa vita di Emilio Isgrò”(1971 -2007) propone una serie di sessanta pannelli con le sue famose dichiarazioni che al di là degli intenti ironici, i paradossi e le provocazioni che appaiono in prima battuta, sono una specie di “identikit” dell’autore che attraverso le varie sequenze, sottolineano in modo “concettuale” le caratteristiche del personaggio-autore.

Tra le altre installazioni sono da segnalare Le api della Torah”(2001), “Biografia di uno scarafaggio” (1980), 10 elementi in boxes e le sculture in fiberglass di giganteschi “Semi d’arancia” (1998).

 
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Autore: Alberto Mari
23/03/2009 - 14.18.02
 
Essere o non essere Emilio Isgrò
FOTO: Essere o non essere Emilio Isgrò
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