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LA NOTTE È NOSTRA

Dalle prime crew alla fascinazione per Kerouac: intervista al writer e artista milanese Flycat

 
 

Non serve presentare Luca Massironi, in arte Flycat, con una lunga "sviolinata" sulla sua arte e la sua bravura. Basta sapere che ha iniziato a dipingere negli anni ’80, quando di writing in Italia si sapeva ancora ben poco, e che quando ha aperto la porta di casa sua aveva le mani imbrattate di vernice.

Flycat ha confessato il desiderio che ha espresso: vorrebbe che il suo nome fosse ricordato negli anni a venire. L’immortalità artistica. Sembra un desiderio comune, ma intanto lui sta lavorando sodo affinchè questo avvenga.

Com’era Milano quando hai cominciato a dipingere?

"Erano gli anni ’80 e tutti facevano parte di un gruppo. Forse è così anche ora, non saprei, non sono più un teenager. Allora c’erano i paninari, ma io non mi sentivo vicino a loro perchè erano legati ad uno stereotipo, all’immagine del bel vivere. Potevo condividere i metallari, gli skinhead, perchè dietro avevano una cultura. Io e i miei amici eravamo quattro gatti e abbiamo iniziato ballando la breakdance. Dopo poco ho mollato il ballo e ho iniziato a disegnare, finchè non ho approcciato le bombolette spray, che non erano quelle che si trovano oggi in giro, con caratteristiche tecniche specifiche. Il writing allora si faceva con le bombolette dei ferramenta, quelle che tua madre usava per dipingere la lavatrice, i tappini non erano così sviluppati, a volte usavamo quelli delle schiume da barba e cercavamo di adattarli noi all’effetto che volevamo ottenere".

Cosa rappresentavano le prime scritte qui in Italia?

"C’erano scritte ma non erano ancora fatte con la testa. Qualcuno scriveva 'rap' o 'hip hop', ma senza la cognizione di una cultura, non giravano molte informazioni qui in quegli anni sul writing, si sapeva molto più di breakdance. Poi nacque una crew che diventò il nucleo principale, i 'Dynamic Force', e nacquero i sottonuclei. Il nostro era l’ultimo. Ci chiamavamo TFS (The Fabulous Sprayers). Le bombole però erano care, ricordo che costavano 6.500 lire l’una e spesso per fare un muro te ne servivano molte. Una volta avevo messo dei soldi assieme ad un amico per un lavoro che ci avevano commissionato e abbiamo comprato delle bombole, solo che non abbiamo resistito e di notte siamo andati a dipingere su delle impalcature. Lui aveva fatto il profilo di Zorro, io avevo scritto 'Fresh'. Così".

Come ti sei avvicinato alla cultura?

"Ho capito da subito che volevo fare questo. Però molto mi ha aiutato, in un certo senso, l’autoisolamento che si vive da adolescenti: noi eravamo settari, avevamo la nostra crew, dipingevamo e partivamo dall’assunto che avevamo ragione. Vivevamo la città di notte, perchè di giorno ci andava stretta, dividevamo la notte con le persone che vivevano le nostre stesse passioni. Proprio oggi mi è capitato di leggere una frase del subcomandante Insurgente Marcos che secondo me rende molto quello che voglio dire: 'Questa è l'ora del male e del malvagio. Non si nascondono più, camminano alla luce del sole e alla luce del sole appestano e imputridiscono tutto ciò che toccano. Di notte no. La notte... la notte è nostra'. Il mio maestro fu Spyder, lui aveva portato la cultura del lettering a Milano. Aveva la fortuna di viaggiare e si recava spesso in California, ci portava i vestiti da Los Angeles e per noi avere un berretto con la scritta 'L.A.? era qualcosa di raro e straordinario. Eravamo affascinati da quel mondo e cercavamo di copiare lo stile di Afrika Bambaataa, di Granmaster Flash, ci ricoprivamo di borchie, scarti di pellicce e ricordo che al Muretto ci guardavano tutti malissimo".

Come reagiva la gente quando si trovava a passare davanti a un nome, una scritta su un muro?

"La gente non capiva. La bombola spray nella loro mente era legata ad un atto rivoluzionario, politico, mentre noi con la politica non volevamo avere a che fare perchè facevamo arte e basta. Se fossi andato a dipingere il mio nome con i pennelli forse mi avrebbero semplicemente considerato artista senza farsi troppe domande. E poi le lettere disturbavano. Una volta uno mi ha chiesto: ”Perchè non dipingete dei fiori?”... Un’altra volta un poliziotto che mi aveva trovato a dipingere mi ha detto che sarebbe stato meglio se fossi andato a fare una rapina, almeno avrei rischiato per denaro. Proprio non capivano perchè i writer spendevano soldi per le bombole e rischiavano anche la pelle, oltre alla fedina penale, perchè alcuni ci sono morti in metropolitana. Tutto questo per noi aveva un lato gotico: vivevamo la notte nel sottosuolo, proprio sotto alla gente che dormiva, e dipingevamo su questi treni che sembravano dei dinosauri dormienti e a momenti sembrava di sentirli respirare".

Pensi che sia cambiato oggi l’atteggiamento della gente?

"Le persone oggi credono di sapere tutto grazie a internet, ma secondo me questo ha distrutto la cultura. Ora la gente conosce delle tecniche allucinanti ma spesso manca la sostanza. I colori delle bombole old school hanno un’altra energia, respirano un’aria diversa, noi abbiamo imparato con quelle, mettendoci la fantasia. Prima eravamo un’élite, oggi se fossi teenager non so se mi appassionerei a questo mondo".

Pensi che il writing avrà un’evoluzione?

"Il writing continua finchè la gente ne parla, finchè c’è gente che scrive. Ora io credo che i lavori su tela abbiano più energia dei lavori per strada, dove la mia generazione ha smesso di dipingere. E’ passata l’età, tu cresci e la tua arte deve crescere con te. Questo non significa però che se uno si mette di punto a in bianco a fare street art allora la street art è l’evoluzione del writing e il writing non esiste più. No! Da una parte c’è la street art, il writing è un’altra cosa".

Come riesci ad imprimere su tela la stessa energia che imprimi sul muro, con una bombola?

"
Attraverso quello che dipingo, attraverso le mie regole, il mio studio. Ogni mio quadro ha una spiegazione, riporta la mia esperienza, un mio ricordo che si materializza nel colore, in una linea. Vedi questo? (mostra un piccolo quadro azzurro con il biglietto d’ingresso per un cinema di Highland Park a Los Angeles attaccato sulla tela) E’ il ricordo di una notte che ho passato in questo teatro. Mi avevano detto che probabilmente Kerouac – dal quale sono molto affascinato – si era addormentato qui una notte e io sono entrato e mi sono addormentato durante lo spettacolo pensando che anche lui potesse essere stato qui. Quando mi sono svegliato ho avuto l’impressione di aver dormito sulla stessa poltrona su cui si era addormentato lui".

Credi che le amministrazioni stiano facendo qualcosa per sensibilizzare le persone ad accettare il writing come arte?

"Innanzitutto le amministrazioni hanno capito che non serve usare la formula dura e che è meglio arrivare alla pacifica convivenza dividendo il vandalismo dall’arte. Il writing non è più considerato illegale quando viene fatto sui muri che mettono a disposizione. Stanno organizzando eventi per mostrare un altro modo di vedere la cosa e riconoscono il valore storico-artistico di quello che facciamo, soprattutto perchè hanno scelto i writer come primi loro interlocutori, e non delle persone qualsiasi che dovrebbero farsi nostre interpreti. Paradossalmente, stiamo ricevendo attenzione dalla destra. Quando c’era la sinistra non siamo mai stati considerati".

Sito personale:
www.flycatarte.com

Myspace: www.myspace.com/flycat213

 
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Autore: Caterina Bigliardo
26/03/2010 - 9.57.00
 
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