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IL DIRETTORE INTERVISTA ANDREA DUSIO, IL CAPO-REDATTORE

Dall'incontro con l'editore alla decisione di raccontare storie e persone "nuove"

 
 

Com'è avvenuto l'incontro con l'editore di MilanoCultura?
Con Angelo Barisone ci siamo incontrati la prima volta per parlare di MilanoWeb. Lui cercava una persona che scrivesse di jazz e musica classica, io una maniera di riallacciarmi alla mia città, dopo che per alcuni anni l'avevo considerata un posto dove tornare qualche sera della settimana a dormire, tra uno spostamento di lavoro e l'altro. Abbiamo capito che c'era spazio per provare a fare insieme molte cose. E sin da subito ci siamo trovati a parlare più in generale di come raccontare la cultura a Milano. Questo sito non è che la prima risposta che ci siamo dati, ma le idee in cantiere sono molte.

Come si è costruito e com'è cambiato il tuo rapporto con il sistema culturale milanese?
Negli ultimi anni mi sono trovato spesso a ripensare il mio rapporto con Milano. Sono del 1970 e ho vissuto dunque durante l'adolescenza il periodo in cui è stata più marcata la differenza tra la cultura che si produceva e organizzava nei luoghi in qualche maniera legati a un'idea più commerciale di prodotto editoriale o di evento, e dall'altra parte, l'underground che trovava espressione nelle prime etichette discografiche indipendenti, nelle autoproduzioni librarie e cinematografiche.

Oggi la situazione è cambiata?
Indubbiamente sì. Si trattava non solo di due circuiti, ma di mondi assolutamente non comunicanti. Quando, nel corso del decennio successivo, cultura sotterranea e cultura emersa si sono messe a parlarsi, tutto è cambiato. Si è trattato di un processo che per molti versi ha dato spazio e visibilità a voci e situazioni che prima passavano totalmente inosservate. Però ha anche decretato l'esclusione e la morte di fatto di quei linguaggi più laterali ed eccentrici, che non sono riusciti a costruire un'ipotesi di interazione con quello che potremmo definire, con approssimazione, il "mercato".

Quali sono gli ambienti che hai frequentato e che più ti hanno affascinato sotto il profilo culturale?
Io ho sempre cercato di seguire tutto, essere curioso di tutto. Sono cresciuto andando ad ascoltare i grandi solisti alla Scala o al Conservatorio, ma questo non mi ha impedito a sedici anni di appassionarmi per le label milanesi che producevano i primi gruppi rock italiani: penso alla seminale Vox Pop di Carlo Albertoli e Giacomo Spazio, che ha insegnato a molti la differenza che esisteva in ambito musicale tra l'essere indipendenti ma estremamente professionali e il dilettantismo a tutti i costi. Ecco, nella musica, nell'arte, nel teatro, in qualsiasi ambito espressivo, credo che per fare davvero cultura serva la capacità di mettersi in gioco e di misurarsi con la complessità, senza accontentarsi di presidiare la propria nicchia e da quella non mettere mai il naso fuori.

Dove va cercato oggi lo spirito più autentico di fare cultura a Milano?
Milano ha sempre avuto e continua ad avere delle voci originalissime, il cui peso specifico rispetto alla propria scena di riferimento continua a essere molto importante. Come tutti, ho le mie preferenze. Che declino anche volentieri. In ambito letterario ho grande rispetto per il lavoro che sta facendo sul romanzo Antonio Scurati, che considero uno degli scrittori nostrani più consapevole della necessità di andare oltre il proprio genere pur rimanendovi apparentemente all'interno. Ritengo che attualmente gli Afterhours siano tra i quattro/cinque gruppi più interessanti in ambito rock a livello mondiale, forse i soli che non appartengono al mondo anglosassone. Ho seguito con passione l'evoluzione degli artisti che hanno lavorato negli ultimi anni con 'Italian Factory'. Penso a pittori come Velasco Vitali e Alessandro Papetti.
Sono solo esempi di quel che Milano è capace di dare oggi.

Puoi segnalarci personaggi che secondo te non sono ancora del tutto emersi o non hanno sulla ribalta cittadina e nazionale lo spazio che meritano?
Le voci interessanti sono tantissime: il cantautore Paolo Saporiti, il novelliere Valerio Millefoglie, la pittrice Melissa Provezza, la scrittrice ed artista Chiara Zocchi, per alcuni versi già emersa ma non nella misura in cui merita, le tante compagnie teatrali che sperimentano strade nuove. Mi piacerebbe che Milano Cultura raccontasse anche e soprattutto le loro storie. 

 
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Autore: Gianluca Grossi
26/01/2009 - 12.51.00
 
Il Direttore intervista Andrea Dusio, il capo-redattore
FOTO: Il Direttore intervista Andrea Dusio, il capo-redattore
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