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ARTE  ›  FOTOGRAFIA

I LUOGHI DELL'INFINITO DI MASSIMO SIRAGUSA

Il fotografo allo Spazio Forma illustra i resti di una Sicilia passata, simile a uno spettacolo ormai concluso

 
 

Una Sicilia deserta, atemporale, astorica. E’ questa la terra che emerge dagli scatti di Massimo Siragusa, fotografo catanese, classe 1958, che espone allo Spazio Forma di Milano una raccolta di scatti ‘siciliani’ dal titolo Luoghi dell’infinito.

Posti inediti, nascosti, non più abitati, come la cascina decadente di Borgo Borzellino a Monreale (Palermo), vista da lontano, arida e desolata, silenziosa nel suo deserto, con i due terzi superiori dell’immagine occupati solo da rami spogli di alberi morti.

E i rami spogli sono tra i protagonisti preferiti da Siragusa, che li rende attori assoluti di scatti muti, oppure ne fa ragnatela di contorno per spazi architettonici disabitati.
Torre Faro (Messina), è, nelle immagini del fotografo, nulla più che poche sedie di plastica scolorite dal sole, radunate in cerchio a memoria di trascorse riunioni, davanti a scuri di legno chiusi da un tempo immemore. Borgo Petilia (Caltanissetta) non è che una porta chiusa su una parete rosa, scrostata e coperta da muffe.
E le antiche presenze di Adrano (Catania) sono ricordate solamente – ancora – da sedie rotte davanti al 'Caffè Nis'.
Come un quadro di De Chirico, invece, appare Borgo Livio Basso (Trapani): uno scorcio invaso da una luce abbacinante che rende ancora più desolato lo spazio architettonico del Ventennio, con archi ampi sotto finestre serrate.

A volte, unico soggetto del quadro è una parete scrostata di un edificio non databile, e una grondaia arrugginita che si infila in un terreno sconnesso e incolto. Miniere di zolfo abbandonate, paesaggi brulli e deserti, pieni solo di luce e silenzio; se alcune persone popolano l’immagine, sono "sfocate".

Tra le strutture architettoniche, spicca una fonte di mattoni sulla cui sommità, a testimonianza di un’antica devozione, è inciso un verso del Cantico delle Creature. Attorno, rimasugli, detriti e rifiuti, come in una discarica abusiva. E poi, edifici rurali popolati da erbacce e rampicanti cresciuti su gradini e pareti, fino a lambire i cornicioni e i davanzali delle finestre chiuse. I mattoni sbertucciati, il legno smangiato, i porticati e i ballatoi invasi dalle sterpaglie non fanno che rilevare con stridore i segni di un’antica ricchezza. Come su un palcoscenico abbandonato, i resti di una Sicilia passata, di uno spettacolo concluso.

Massimo Siragusa, catanese, lavora e vive a Roma, collabora dall’età di 30 anni con Contrasto, è autore di vari libri e ha vinto 4 World Press Photo.

 
GALLERIA FOTOGRAFICA

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Autore: Elisa Di Battista
15/10/2009 - 9.50.00
 
I luoghi dell'infinito di Massimo Siragusa
FOTO: I luoghi dell'infinito di Massimo Siragusa
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