Milano Cultura
Milano Notizie
 
 
ARTE  ›  FOTOGRAFIA

JAMSHID BAYRAMI, L'OCCHIO DELL'ISLAM

Negli scatti del fotografo iraniano il tentativo di studiare la psicologia collettiva della preghiera

 
 

È stata certamente la sorpresa più interessante alla riapertura settembrina delle 'gallerie milanesi'. Stiamo parlando di Jamshid Bayrami, che ha presentato alla Galleria Project B, fotografo iraniano che dopo anni dedicati all’attività di reporter, ha scelto ora una cifra espressiva diversa dall’immagine di cronaca. In passato ha lavorato per il Time, l’Economist e France Press.

Nel tempo, ha distillato un linguaggio di lento avvicinamento al soggetto, fissato all’interno di uno "scatto" che possiede un senso inesorabile del ritmo oculare, e che dunque conduce progressivamente lo spettatore a esplorare, come in uno stato di "sospensione" o di "ipnosi", quello che è il suo rapporto con il tema trattato, andando a indagare nelle pieghe delle rifrazioni emotive e delle reminiscenze visive indotte dalle fotografie.

Nei 6 scatti di grandi dimensioni di cui si compone la monografica dell’artista di Teheran, intitolata “Chant of Faith”, il soggetto è l’Islam.
Al contrario del “soggettivismo dell’oggetto” su cui si fonda molta della fotografia occidentale, che mette al centro della rappresentazione l’espressione dell’individuo, Bayrami tratta un tema come la religione "spogliando" l’uomo delle sue caratteristiche fisionomiche, col semplice espediente di allontanarsi col proprio obbiettivo, in modo da cogliere il respiro circolare, euritmico della preghiera.

Nel contempo, la 'presa di distanza' dal sacro, permette di cogliere a pieno, al di là delle scansioni della ritualità, anche il carattere collettivo della religione monoteista, l’azzeramento del rapporto individuale con la divinità. Non a caso alcune inquadrature rimandano sottilmente all’idea del Panopticon, ossia alla sensazione che tutti gli oranti siano osservati da qualcuno che possiede una postazione privilegiata, e dunque in qualche modo li controlla.

Ma l’attenzione di Bayrami è paradossalmente di tipo psicologico. “Il mio obbiettivo è arrivare a un punto di vista che è compatibile con la realtà”, spiega Jamshid.

L’inusuale raffinatezza cromatica dei suoi scatti non deve far pensare a uno scivolamento verso un “estetismo pittorico”. Lo stile è invece squisitamente funzionale al percorso lungo il quale viene guidato lo spirito critico dell’osservatore che prima percepisce queste accordature attentissime dei colori, o apprezza la capacità di mettere le masse “in posa”, di cogliere cioè il momento in cui il caos della realtà appare misteriosamente preordinato.

Scivolando, dentro la fotografia, l’occhio arriva finalmente all’individuo. E deve operare una sorta di scarto logico, per sottrarsi alla tentazione di abbandonarsi semplicemente alla forza di questi movimenti concentrici, di questa danza immobile, per continuare a guardare, e cogliere, il senso straniante, per certi versi persino alienante, che fa da correlato a questa riflessione sulla spiritualità.

Il pensiero pregiudiziale sull’Islam, quello che potremmo chiamare l’ “Occhio dell’Occidente”, si scontra invece con una sensazione più potente di annichilimento della persona, ridotta dal fatto religioso a numero, in modo non così diverso dai processi di meccanizzazione del lavoro che abbiamo conosciuto nel secolo scorso. L’uomo-macchina e l’uomo-preghiera.
Due diverse modalità di affidamento di sé al "consorzio sociale", sui quali si sono costruite diverse etiche e differenti modelli comportamentali.

Se ci pensiamo bene, la differenza tra Islam e Occidente oggi è tutta inscrivibile nella divaricazione tra i 2 precetti di San Benedetto: “Ora”, prega, “Et Labora”, e lavora.

A noi non è rimasta che questa seconda risorsa, come rifugio dal nichilismo. La compattezza, quel senso inesorabile di storia in cammino, che possiede oggi l’Islam, si fonda proprio sul rapporto di assimilazione dell’individuo nel corpo sociale che osserviamo nelle foto di Bayrami: un mondo conchiuso e però apparentemente sterminato, dove non sembra esserci spazio per il conflitto, ma solo un ordine interno, misterioso, cifrato, che l’occhio coglie senza saperne decrittare la legge o il numero.

 
GALLERIA FOTOGRAFICA

La fotogallery necessita di JavaScript e Flash Player. Scarica Flash qui .

   
Autore: Andrea Dusio
08/10/2009 - 11.34.00
 
Jamshid Bayrami, l'occhio dell'Islam
FOTO: Jamshid Bayrami, l'occhio dell'Islam
PRIMO PIANO
INTERVISTE
Quotidiano di notizie, eventi e personalitā
Registrato presso il Tribunale di Milano con il n° 518 del 15/09/2008
Direttore Responsabile: Gianluca Grossi
Edito da Milano Web Publishing Snc  -  Web Hosting Company: Aruba SpA