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ARTE  ›  FOTOGRAFIA

KARSH, RITRATTISTA DEI GRANDI DEL SECOLO SCORSO

Una retrospettiva sul fotografo di origine armena

 
 

“Il fascino infinito che provo per la gente che fotografo è dovuto a quello che io chiamo la loro forza interiore. Cercare di catturarla sulla mia pellicola è e rimane il mio obiettivo supremo”. A 100 anni dalla nascita di Yousuf Karsh, fotografo di origini armene, si è conclusa ieri la selezione di ritratti celebri realizzati nel corso della lunga carriera dell’artista presso la Galleria Carla Sozzani.

In bianco e nero, i suoi scatti paiono catturare forza e carattere dei personaggi immortalati. Sguardi, abbigliamento, dettagli, contorno, appositamente studiati, comunicano l’essenza e creano un’aura attorno al soggetto ritratto. Diventato famoso essenzialmente per lo scatto del 1941 a Winston Churchill imbronciato, "a fuoco" solo il viso, sfocati il bastone e la mano poggiata al bracciolo della sedia, senza il suo amato sigaro tra le dita, e che gli dirà “Tu potresti far mettere in posa anche un leone ruggente”, Karsh riesce a svelare la psiche dei suoi soggetti, tanto che essere ritratti da lui, nella seconda metà del Novecento, era diventato una sorta di status symbol.

A essere ritratti sono stati personaggi del mondo politico, culturale, artistico.
Lo scultore Alberto Giacometti è fotografato insieme a 3 sue creazioni allungate, disposte secondo una direttiva obliqua.
Il pittore Pablo Picasso guarda dritto in camera, una mano che sostiene il mento, uno sguardo freddo, e un vaso dipinto al suo fianco.
E’ rivolto, altrove, invece, lo sguardo di Le Corbusier, occhiali poggiati sulla fronte e taccuino alla mano.
Mentre assolutamente intensa è l’espressione di Ernest Hemingway, con addosso un maglione di lana spessa, a collo alto, e un’aura di mistero che lo avvolge.

Karsh, nato nel 1908 a Madrin in Armenia, si trasferisce 17 enne in Canada dove si stabilisce presso lo zio, fotografo, George Nakash, e comincia ad appassionarsi di fotografia. Quindi si sposta a 20 anni a Boston per seguire un 'corso di perfezionamento' presso il fotografo e ritrattista John H. Garo, un incontro che si rivelerà decisivo per le scelte professionali di Karsh.

Tornato in Canada, ad Ottawa, nel 1932 apre uno studio fotografico e si dedica ai ritratti, affascinato anche dalle molteplici possibilità della luce artificiale. I suoi ritratti sono visibilmente influenzati dalla pittura dei grandi maestri, soprattutto nelle pose e nella gestualità, ma anche nell’utilizzo dell’illuminazione, per mezzo di effetti mutuati sia dal teatro che dalla pittura.

Della ballerina e coreografa statunitense Martha Graham, ad esempio, viene illuminato il volto, mentre le mani, sottoesposte, si stagliano contro il grigio dello sfondo.
L’ombra di Bertrand Russel, invece, spicca su uno sfondo bianco sporco, mentre è ritratto seduto a un tavolo, penna tra le dita e occhiali posati sul legno, in primo piano.
Evocativo anche lo scatto che ritrae George Bernard Shaw: lo sguardo, bonario e d’intesa, rivolto al fotografo, lo mostra saggio e consapevole, il busto appoggiato di tre quarti, addosso una giacca di lana, e tra le mani la catenella degli occhiali tondi.
Chiaramente raffigurato nel proprio ambiente di lavoro, invece, il fisico americano Robert Oppenheimer: in un’aula, circondato da lavagne ‘ricamate’ da formule e numeri, e una scrivania invasa da libri e registri. Lo studioso, in piedi, è ritratto a figura intera e, pipa alla bocca, si mostra completamente a proprio agio.
E poi i volti dei primi astronauti a sbarcare sulla luna, nel 1969, Michael Collins, Edwin Aldrin, e Neil Armstrong: sguardi rivolti all’orizzonte, paiono evocare con l’espressione la loro impresa destinata a entrare nella storia.
E le mani del mimo francese Marcel Marceau, su cui convergono 2 sguardi, il nostro e quello dell’attore stesso, che osserva il proprio intreccio di dita che diventa punto focale dell’immagine.

La maggior parte dei ritratti è realizzata a mezzo busto, con il soggetto seduto, oppure ritraendone solo collo e viso. Enorme influenza è derivata dall’arte di Rembrandt e Velazquez, soprattutto nella capacità di sviscerare, dai propri soggetti, i segreti più intimi e le complessità della personalità. Un gioco sapiente della messa a fuoco concentra l’attenzione sul volto, sullo sguardo delle personalità ritratte, mettendone in secondo piano, talvolta, alcuni dettagli di contorno, o al contrario scegliendo di tenere a fuoco alcuni particolari significativi per completare il ‘disegno’ della personalità dei soggetti.

Scatti
retorici, celebrativi ma "intensi" e "vivi", quelli di Karsh, verso il quale continua ad aumentare esponenzialmente l’interesse, come confermano le numerose retrospettive realizzate in tutto il mondo dopo la sua scomparsa, avvenuta a Boston nel 2002.

 
GALLERIA FOTOGRAFICA

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Autore: Elisa Di Battista
12/10/2009 - 12.35.00
 
Karsh, ritrattista dei grandi del secolo scorso
FOTO: Karsh, ritrattista dei grandi del secolo scorso
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