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DIETRO A QUEL MURO NON TROVERANNO NULLA

In attesa dell'esito delle endoscopie a Palazzo Vecchio, anticipiamo il risultato delle indagini affidate al professor Seracini: la "Battaglia di Anghiari" di Leonardo è perduta per sempre, e il sogno di ritrovarla dietro un affresco di Vasari resterà un miraggio

 
 

Un quotidiano nazionale mi commissiona un articolo sulla questione della presenza presunta dei resti della “Battaglia d’Anghiari” di Leonardo dietro un muro di Palazzo Vecchio. Io passo il sabato a scrivere l’articolo, spiegando che non mi servono endoscopie nelle pareti per sapere che li dietro il dipinto (che tutti continuano a definire un affresco ma non lo era) non c ‘è. Poi, il lunedì mi viene spiegato che è meglio aspettare, perché il risultato delle endoscopie sta per arrivare. E io penso: esiste qualche testata sportiva che chiede a un esperto un pronostico e poi gli telefona per spiegargli che è meglio aspettare il fischio finale dell’incontro? A dirlo dopo gli esiti, che il professor Maurizio Seracini non ha trovato nulla ci vorrà poco. Anzi: il rischio è che, come accade dal 1975, si riesca, con un abile sfruttamento dei mezzi di comunicazione, a far passare la campagna di sondaggi sul muro del Salone dei Cinquecento come un parziale successo.
Visto che però delle mie idee non ho paura, e nemmeno di essere smentito dalla realtà in divenire, io le mie conclusioni le anticipo qui: dietro a quel muro non c’è nulla. Ci punto tutti i 25 euro che mi frutterà questo pezzo, contro i 250mila che è costata la campagna di indagini (l’ennesima-solo negli ultimi dieci anni sono state cinque). Perché Vasari se avesse “protetto” con un’intercapedine il dipinto ad encausto di Leonardo, o quel che ne rimaneva, lo avrebbe scritto da qualche parte, se non nelle “Vite” almeno nei “Ragionamenti” relativi proprio al suo lavoro di ristrutturazione del palazzo fiorentino.
Seracini dice che in quarant’anni nessuno gli ha mai portato una prova contro la possibile presenza della “Battaglia di Anghiari” dietro al muro. Per uno scienziato, si tratta di un ragionamento sorprendente: non siamo noi a dover dimostrare che il dipinto non c’è, visto che non si vede, e che trentacinque anni di indagini maniacali, sovvenzionate con leggerezza dalle università americane (le stesse dove insegna Carlo Pedretti, che viene considerato universalmente il più grande esperto di Leonardo, ma poi scambia Leonardo con Giampietrino, per dire solo di uno dei suoi frequenti scivoloni, e non a caso sostiene la ricerca di Seracini) non sono bastati a rivelare. Ora Seracini ha trovato in Matteo Renzi l’ennesimo allocco pronto a scommettere sull’esito positivo delle sue ricerche. Tutto al mondo sembra nuovo se non si conosce la storia. E in nome della cultura si sovvenzionano la ricerca delle ossa di Monnalisa allo stesso team che ha “scoperto” le reliquie di Caravaggio in un reliquiario di Porto Ercole. Reliquie autentiche quanto la testa di Modigliani ritrovata a Livorno nel 1984, e in realtà scolpita da tre burloni in vena di una supercazzola. Firenze sembra destinata dunque nel segno di Leonardo a occupare le cronache dell’arte di questa coda del 2011. E in attesa dei “responsi” delle endoscopie segnatevi dove l’avete letto per primo: Seracini anche stavolta non troverà nulla, e la troupe dell’università di San Diego, unitamente allo sponsor (la National Geographic Foundation) si esporrà a una magra figura. La tecnologia non contiene la verità, almeno per quanto riguarda la storia dell’arte.

 
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Autore: Andrea Dusio
13/12/2011 - 18.56.00
 
Dietro a quel muro non troveranno nulla
FOTO: Dietro a quel muro non troveranno nulla
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