PORTA VOLTA, QUELLO SPEZZONE DI CITTÀ TERRA DI NESSUNO
Tra via Pasubio e Piazza Baiamonti, due esempi di assenza di pensiero in merito alle trasformazioni del territorio
Sabato mattina, viale Pasubio. Le forze dell’ordine stanno procedendo all’identificazione di un gruppo di senza tetto, che si sono sistemati nell’area precedentemente occupata da un lavaggio auto. È qualche settimana che i cittadini della zona inoltrano le proprie lamentele ai vigili urbani, per la situazione che si è venuta a creare dopo la dismissione dell’impianto di proprietà Feltrinelli. Ma l’identificazione rischia di essere inutili: sono tutti rumeni, dunque cittadini comunitari, nei confronti dei quali non è possibile emettere provvedimenti di via. Si tratta forse di un atto dovuto alla cittadinanza, che servirà a tenere lontano dal posto per qualche giorno questi diseredati (intendiamoci, chi scrive nel caso di cui sopra non è affatto favorevole all’espulsione, di cui non si ravvedrebbe il motivo). Ma che non risolve la questione. E infatti in Comune c’è chi ha proposto di recintare il luogo con una cancellata. Anche quella della recinzione del nulla non ci sembra un’idea brillante. Ci chiediamo piuttosto se la dismissione di un impianto simile lungo la cerchia dei bastioni non debba comportare per la proprietà una bonifica dell’area e una sua restituzione a uno stato conforme alla sua insistenza nello spazio urbano. La questione va avanti dal maggio del 2010, senza che nessuno sia arrivato a una soluzione. I rumeni si sistemano lì per qualche giorno, la popolazione di zona inizia a lamentarsi, e quando il livello di guardia viene superato, scatta il provvisorio repulisti. E poi tutto ricomincia da capo.
Domenica mattina, ancora viale Pasubio. Anzi, pochi metri più in la. Piazza Baiamonti, al distributore di benzina. Provenendo da via Paolo Sarpi proviamo a entrare nella stazione di servizio. Ma una vera e propria selva di furgoncini ci impedisce l’ingresso. Scegliamo allora un altro passo carrabile, facciamo rifornimento, e ci accorgiamo che dentro a ogni furgone c’è un cinese. Che aspetta, magari sonnecchiando, qualcosa. E infatti dopo pochi minuti arrivano alla spicciolata gruppi di loro connazionali, che caricano e scaricano della merce imballata dai furgoni. Proviamo a chiederci il perché di questa curiosa convergenza di ora e luogo. Forse, ma lo ignoriamo, la domenica mattina è tradizionalmente il giorno in cui i magazzini cinesi vengono riforniti e i laboratori ricevono materie prime e semilavorati. Ma perché al benzinaio di viale Pasubio? Semplice, perché Paolo Sarpi è diventata zona pedonale. Anche in questo caso si tratta di una questione antica. Già nel 2010 i quotidiani milanesi annuncivano: “Per i furgoni cinesi finita la pacchia). Un’ordinanza comunale avrebbe dovuto estendere a un’area di ben 600mila metri quadri la disciplina delle consegne, vietandole la domenica (tranne che per le edicole, e solo dalle 6,30 all3 7,30). Neii giorni feriali il carico/scarico veniva limitato alla fascia 10-12.30, mentre dalle 6 alle 7.30 continuava a essere possibile rifornire bar, ristoranti, negozi alimentari e edicole. Queste le delimitazioni dell’area: via Procaccini, Giulio Cesare, Cimitero Monumentale, Cenisio, piazza Baiamonti, via Montello, piazza Lega Lombarda, viale Elvezia, via Canonica, largo Gadda e piazza Gramsci. Cos’hanno fatto allora i cinesi? Hanno rinunciato a scaricare la domenica? Manco per idea: hanno semplicemente deciso di fare qualche metro in più. Trasformando il distributore di piazza Baiamonti in un vero e proprio terminal festivo. Intanto, l’estensione dell’area pedonale e le difficoltà a rifornirsi hanno ucciso le ultime attività commerciali italiane, che hanno perso clientela e moltiplicato i costi.
Un capolavoro di ingegneria urbanistica, maturato a cavallo tra due giunte comunali. Spiegava tronfio l’ex vice sindaco De Corato “I grossisti cinesi prenderanno multe a raffica, forse questa volta si convinceranno a trasferirsi a Lacchiarella”. Lui ha perso la poltrona, e loro sono ancora lì, coi loro carrelli selvaggi.
Cimitero Monumentale, lunedì mattina. Qui, a pochi metri dal Famedio, e da quello che viene chiamato a ragione un vero e proprio “museo a cielo aperto” della scultura italiana, alcuni senzatetto (c’è chi sostiene che sia uno solo) si sono sistemati in una baracchetta, e hanno improvvisato un’aia nel cemento, con le galline che scorazzano a un passo dalle macchine. Qui non serve davvero alcuna analisi, visto che è attivo un assessorato che ha tra le proprie il funzioni quella del decoro urbano, in nome del quale si combattono spesso delle battaglie inutili e non dannose. Eccone invece una semplice semplice: evitare che il Monumentale diventi un pollaio.
La trasformazione di una città non è un processo indolore. Milano sta cambiando sotto tanti punti di vista. Attività che scompaiono, il ridisegno dell’impianto viario, la riqualificazione di alcune zone. Ma le difficoltà a gestire questi passaggi non possono costituire degli alibi in merito all’incapacità di gestire criticità riguardanti la convivenza civile. Abbiamo voluto raccontare tre piccoli sketch di Porta Volta, per ricordare ai nostri lettori che lo scarso livello della nostra amministrazione locale si riverbera direttamente sulla qualità della nostra vita, e che forse varrebbe la pena di investire zone e circoscrizioni di maggior potere, dal momento che la taglia del nostro Comune non consente evidentemente più di porre in essere azioni efficaci in tal senso. E anche per sottolineare che la risposta alle piccole emergenze non può mai passare per il gioco del gatto e del topo, ma deve essere fatta sì di soluzioni di lungo periodo, sottese a un pensiero sul territorio, se non proprio a una cultura urbanistica, di cui a Milano oggi non c'è modo di vedere traccia.