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PALAZZO REALE: ESTATE-FLOP?

Una serie di mostre di scarso richiamo. Che rispecchiano lo stato di semi-abbandono in cui versa la cultura nella nostra cittā. Come uscire da questa situazione?

 
 

Era esattamente una giornata di luglio, afosa come queste. Vittorio Sgarbi aveva appena finito di presentare il programma del proprio Assessorato alla Cultura e, a Francesco Majorino del PD, esprimevo i miei dubbi. "Le idee sono tutte belle, bisogna vedere se Milano ha le energie per realizzarle". Sappiamo tutti com'è andata. Sgarbi a un certo punto si è stancato del braccio di ferro con Letizia Moratti, e ha iniziato a immaginare la "traiettoria di fuga" verso Salemi. Lasciando in eredità un buon numero di mostre già predisposte. Tant'è vero che, durante la vacanza della poltrona di assessore, durata parecchi mesi, la città ha continuato ad avere iniziative estremamente interessanti. Poi è arrivato Massimiliano Finazzer Flory. E ora le cose stanno press'a poco così...

A Palazzo Reale, la "bella estate milanese" propone una mostra su Carlo Maria Maggi, una sul "Chiarismo" e una che mette a confronto Impero Romano e Antica Cina. A Palazzo della Ragione c'è la bellissima mostra su Francesca Woodman, che è il vero evento dell'agosto in città. Ma si tratta pur sempre della riproposizione della monografica vista lo scorso inverno a Palazzo delle Papesse a Siena. Dunque, gli appassionati di arte contemporanea l'hanno già vista. E gli altri speriamo non siano annichiliti da altri "problemi tecnici", dopo un vernissage senz'aria condizionata, nella Milano a 40 gradi del 15 luglio, con conferenza stampa spostata all'ultimo momento sotto il colonnato di fronte ai Giureconsulti. Mi ha fatto davvero male vedere Giovanni Agosti presentare la mostra che curerà sul "Rinascimento nelle Terre Ticinesi" a Rancate: Agosti a Milano è (al di là della sua attività accademica) un illustre sconosciuto. A Parigi ha curato la mostra su Mantegna. Qui dubito che qualcuno abbia mai provato a chiamarlo per sapere se ha una mostra da proporre-magari proprio su Bramantino- alla città di Milano.

La città è a digiuno da tempo di mostre di pittura pre-ottocentesca, tanto per usare la definizione più ampia e più grezza possibile. A Palazzo Reale in questi anni hanno trovato spazio tutti: persino i collaboratori del Sole 24Ore. Una "curatela" non si è negata a nessuno, in una corsa al ribasso qualitativo studiata a tavolino con i gruppi editoriali. Il palinsesto delle mostre milanesi in questo biennio non lo ha fatto Finazzer Flory, ma Vitta Zelman, a beneficio dunque non della città ma di "Skira". Non è un caso che Agosti abbia scelto per le proprie pubblicazioni una piccola e benemerita casa editrice, Officina Libraria.

Ma continuamo questo desolante tour cittadino. Alla Rotonda della Besana, anche lì, il nulla assoluto: ci si è accontentati di ospitare una selezione di opere di videoarte della "Fondazione Sandretto Rebaduengo" di Torino, individuate da Francesco Bonami. Selezione su cui, parafrasando lo stesso Bonami, più che dire "questo l'avrei fatto anch'io", il minimo che si possa dire è "Io invece no". Si tratta di una rassegna pleonastica, mal allestita, disfunzionale alle esigenze dello spettatore, che non spiega nulla di un linguaggio nè lo storicizza, e nel contempo coltiva un gusto inessenziale che appartiene all'aspetto più deteriore della multimedialità. All'inaugurazione, Finazzer Flory congolava. Noi abbiamo apprezzato l'intensa esibizione dell'Orchestra di via Padova, ma abbiamo trovato ridondante e poco fruibile il lavoro commissionato per l'occasione a un gruppo di videoartisti, che avrebbe dovuto parlare di intregrazione e invece non parlava di nulla.

In Triennale Bovisa (ma poi qualcuno a Milano sa cos'è Triennale Bovisa?) c'è una mostra curiosa che mette a confronto musicisti rock e arti figurative. Supportata da sponsor interessanti, avrebbe meritato la sede di Cadorna. E un ampio calendario di iniziative live a corollario. Così poteva diventare un evento, invece che un'occasione sprecata. In Triennale, quella vera, non c'è nulla di nulla, questa è la realtà. La gestione Rampello è già alla frutta? E le tanto decantate mostre sull'Arte Povera del 2011 si faranno? "Risucchieranno" tutte le risorse disponibili per il prossimo anno? Germano Celant sarà dunque il solo beneficiario dell'azione di lobbying culturale posta in essere da tempo dallo stesso Rampello? Dopo aver speso l'ultimo anno in ambasciate all'estero, Finazzer Flory dovrebbe ora passare un po' di tempo a casa. Noi di certo non ci auguriamo un rinnovo della sua carica.

I sostituti possibili sono molti. Ce ne viene in mente uno che da poco è stato pre-pensionato, perché anche l'editoria confindustriale evidentemente subisce dei tagli: Riccardo Chiaberge. Non ci dispiacerebbe rivedere a Palazzo Marino Salvatore Carruba, che in epoca di austeriry post-tangentopoli aveva dato buona prova di sè. Temiamo soluzioni "prestigiose" alla Lissner, che sta dando alla Scala i risultati che in molti pronosticavano. O forse, è davvero venuto il momento di "spacchettare" l'Assessorato Cultura in diversi presidi. La città ha molte risorse in merito all'Arte Contemporanea (e allora perché lavorano immancabilmente i "decotti" alla Celant, o i rampanti senza qualità, come Bonami e Gioni?), ma l'asset fondamentale dovrebbe essere il coinvolgimento delle istituzioni accademiche.

Perché a Milano non si vede mai un grande evento curato da Francesco Poli? Perché insomma non c'è spazio per quei personaggi che hanno saputo fare, almeno in termini di distanza critica, un passo indietro rispetto al sistema dell'arte? Personalmente credo che il nuovo assessore dovrà provare a mettere attorno a un tavolo le "forze positive" della città, non solo per quel che riguarda l'arte. Penso ad Alessandro Bertante e Antonio Scurati per la letteratura (il lavoro fatto da Officina Italia per me vale molto più della Milanesiana), a Enzo Gentile (e magari anche a presenza storiche dell'editoria di settore, come Claudio Sorge) o agli artisti cittadini per la musica rock, agli amici di San Maurizio e della Società del Quartetto per la musica antica e classica, così come ai promotori di Milano Musica, il festival di musica contemporanea. E a costoro chiedere una lista di desiderata.

A quel tavolo non dovrebbero naturalmente mancare i vari Poli, Pinto, Vallora, Mazzocca da un lato, e Agosti, Stoppa, Tanzi, dall'altro. E, anche in questo caso, perché non interpellare direttamente gli artisti locali, a partire dal gruppo di "magnifici cinquantenni" che ha radicalmente rinnovato, negli ultimi due decenni, la pittura italiana, nel segno di un recupero del senso della tradizione e del mestiere. Anche in questo caso, il grande timore è che però poi a quel tavolo finiscano pe sedersi non già i più intelligenti, ma solo i meglio "introdotti". Ce la prendemmo qualche mese fa con il Contemporary (che nel 2011 non si farà, e questo è già un segno della qualità reale dell'edizione 2010). E lo ribadiamo: non ne possiamo più di artisti inconsistenti sostenuti da curatori prezzolati.

Artisti che, scimmiottando il lavoro di chi li ha preceduti, lo svilisce e lo svuota di senso. E infine, se c'è un merito che a Finazzer Flory va riconosciuto, è nella creazione di grandi eventi legati alla fotografia. Più che al richiamo di pubblico creato dalla mostra di Steve Mc Curry, ci riferiamo alla bellissima mostra su Kubrick, a cui ora si aggiunge quella di Francesca Woodman. La nostra speranza è che non rimangano casi isolati, e che Palazzo della Ragione, adeguato alle esigenze del caso, sappia diventare un punto di riferimento nazionale in questo ambito.

 
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Autore: Andrea Dusio
29/07/2010 - 22.22.00
 
Palazzo Reale: estate-flop?
FOTO: Palazzo Reale: estate-flop?
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