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CARAVAGGIO SEPOLTO A MILANO? RICHIESTA ASSURDA...

L'inopportuna presa di posizione della Moratti e di Salvini arriva in un anno in cui la nostra cittā nulla ha fatto per celebrarlo

 
 

Michelangelo Merisi non amava Milano. Già il fatto che, giunto a Roma, raccontasse di essere nato a Caravaggio, la dice lunga in tal senso. La sua famiglia, in realtà, era effettivamente originaria del paese della bergamasca, ma il suo atto di battesimo ci dice che i suoi natali furono milanesi. A Milano andò a scuola di pittura da un maestro celebre ai tempi, Simone Peterzano, un allievo di Tiziano. Finito il suo apprendistato di quattro anni, non s’impegnò in alcuna bottega milanese, e in Lombardia non restano sue opere, se non la “Canestra di frutta”, che Federico Borromeo acquisì quando viveva ancora a Roma, probabilmente dal protettore e mecenate principale del Caravaggio, il cardinale Francesco Maria del Monte, legato alla corte medicea e al partito filofrancese.

L’altra sua opera che si può vedere a Milano, la “Cena di Emmaus” di Brera, venne dipinta nei feudi dei Colonna, forse a Paliano, durante l’estate del 1606, allorché, fuggendo da Roma dopo aver ucciso Ranuccio Tomassoni, scelse la strada del Sud.

Anche in quel frangente, con una condanna a morte sul capo, e di fatto l’impossibilità di tornare nella città papale, dove si era affermato, non pensò mai di fare ritorno in Lombardia. Se ne andò a Napoli, e di qui a Malta, dove divenne cavaliere dell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani. Scappando dall’isola per uno grave screzio con un avversario, riparò in Sicilia, e poi di nuovo a Napoli, da dove tentò di rientrare a Roma, nell’estate del 1610. Ma morì in circostanze non chiarite sulla costa tirrenico, forse a Porto Palo, forse a Porto Ercole, dove le fonti antiche fissano il luogo del decesso.

Le sue osse non furono mai trovate, ed esistono molti dubbi sull’autenticità dei documenti relativi alle sue ultime ore. Una cosa è certa, però: non esiste nessun motivo logico perché sia sepolto nella nostra città. Il sindaco Letizia Moratti, e il parlamentare leghista Matteo Salvini si appellano proprio all’atto di battesimo (trovato da un dirigente della Standa in pensione durante ricerche d’archivio volte a tutt’altro nell’archivio diocesano di Santo Stefano in Brolo) per chiedere che le ossa che si vorrebbero del pittore siano conservate nel famedio milanese.

Le possibilità che quei resti siano effettivamente di Caravaggio sono prossime a nulla, e nessun senso ha il confronto con il DNA di membri odierni della famiglia Merisi di Caravaggio. Un test simile, per esempio, non è stato fatto a confronto con le ossa dei discendenti presunti della madre, Lucia Aratori. E soprattutto, l’ipotesi che le spoglie mortali fossero davvero conservate in una delle fosse del cimitero di Port’Ercole (e proprio in quella) è appunto soltanto un’ipotesi, che non trova conferma in nessun documento, né dell’epoca né successivo. Nondimeno, dal momento che i suoi biografi antichi ricordano che è morto a Porto Ercole, sta semmai ad altre località dimostrare il contrario. Sino a che ciò non avverrà, il comune toscano resta il posto più logico per un monumento funebre che gli sia dedicato.

Per favore, però, evitiamo il ridicolo di dichiarazioni tipo: “sono le ossa di Caravaggio all’85%”, o i già paventati funerali a 400 anni di distanza dalla sua morte. Quanto a Letizia Moratti, non copra di ulteriore ridicolo il suo mandato di sindaco. Milano non ha investito un euro nel festeggiare Caravaggio, nell’anno del quarto centenario della morte. Non l’ha fatto perché possiede un assessore alla cultura insensibile al fascino della pittura antica.

Non si ha notizia di un viaggio di Finazzer Flory a Roma per vedere la mostra delle Scuderie del Quirinale (a fronte delle frequentissime visite istituzionali all’estero per presentare il patrimonio artistico e culturale milanese). Non solo Roma, ma anche Genova, Firenze, persino Rimini, ospiteranno quest’anno eventi che si richiamano al Merisi. Quando due anni fa il Caravaggio Odescalchi, quello che vuole comperare Berlusconi, fu portato a Palazzo Marino, l’attuale assessore alla cultura visse l’evento quasi come un intralcio alla sua attività. Nelle prossime settimane il Museo Diocesano di Sant’Eustorgio dedicherà una serie d’incontri a Caravaggio. Personalmente, temo che quella sede costituirà l’occasione per tornare a raccontare la fiaba senza fondamento di un Michelangelo Merisi "affiliato" alla famiglia Sforza Colonna e adepto di Federico Borromeo, di Cesare Baronio e della Controriforma.

In realtà il Caravaggio detestava tutto ciò che la pittura e la cultura milanese esprimevano negli anni della sua giovinezza, sotto il clima oscurantista di San Carlo e del suo successore. Federico Borromeo era una figura molto lontana dallo stereotipo dell’intellettuale estroverso per il quale si tende a farlo passare. I suoi gusti in materia di arti figurative erano francamente imbarazzanti, come dimostra l’osservazione della sua quadreria, stipata di opere dei mediocri Paul Bril e Jan Brueghel. Forse l’opera più “milanese” di tutte che Caravaggio ci ha lasciato è proprio la “Conversione di Saulo” che ha riscosso, a quanto pare, l’attenzione del premier.

Quelle luci, quella temperie ancora manierista (e però molto distante dagli esiti della pittura milanese dell’ultima fase del Cinquecento) possono in una determinata misura rimandare a una sensibilità lombarda, che si declina nella tangenza stilistica al modello del bresciano Salvoldo. La pala, attualmente di proprietà della famiglia romana degli Odescalchi, giustifica un eventuale esborso di 100 milioni di euro. Dobbiamo ricordare però che si tratta di un quadro “sbagliato”, rifiutato dai committenti, gli eredi di Tiberio Cerasi, che l’aveva ordinato al pittore per la sua cappella in Santa Maria del Popolo, unitamente al pendant della Crocifissione di Pietro. Posto per la prima volta di fronte al tema di una pala d’altare a soggetto legato alla “pittura di storia”, carico d’azione, ma in un’impaginazione a sviluppo verticale, Caravaggio aveva fallito.

Nel rappresentare l’episodio degli Atti degli Apostoli, dove si racconta che Saulo, persecutore delle prime comunità cristiane, mentre stava avvicinandosi a Damasco, venne folgorato da un fulmine a ciel sereno, Michelangelo Merisi si adeguò così a una soluzione che lo costringeva a un complicatissimo intrico di figure, con sovrapposizioni, passaggi di braccia e gambe dietro altri corpi, confidando su di una costruzione luministico-geometrica a raggiera. Ma l’effetto, in una sintassi "stressata" dal poco spazio a disposizione, risultava quello di un quadro sbagliato. Il Cristo franava quasi in braccio al soldato, mentre il cavallo era costretto a una rotazione di capo simile alla più manieristica e artificiosa delle torsioni. Tant’è che Caravaggio rifece qualche anno più tardi i due dipinti, nella versione che tutt’ora si vede in Santa Maria del Popolo.

Berlusconi sarebbe dunque "bramoso" di assicurarsi un meraviglioso buco dell’acqua, certo meglio delle copie scadenti che storici dell’arte assuefatti alle logiche del mercato antiquario spacciano continuamente per Caravaggio autografi. Meglio un capolavoro “sbagliato” che le imbarazzanti proposte di Maurizio Marini e della stessa Mina Gregori, certamente tra le esperte più autorevoli sul Caravaggio, e però affezionata ad attribuzioni da prendere con le pinze, quando non da rigettare senza dubbio.

Caravaggio, insomma, continua ad alimentare interesse, passione e business. Ma determinate speculazioni sulla dimensione da “popstar” del personaggio è bene che vengano stigmatizzate come tali. Milano ha la necessità primaria di investire seriamente in cultura, come i suoi amministratori sembrano incapaci di fare. E non deve inseguire il facile ma ambiguo ed effimero richiamo di spoglie vere o presunte. Lo potrebbe fare forse la città di Caravaggio, così com’è logico che lo faccia, per questioni di prestigio, Porto Ercole, ma non una città cosmopolita, in cui la cultura deve restare attaccata alle opere e al pensiero non a reliquari ed ossari.

 
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Autore: Andrea Dusio
21/06/2010 - 16.25.00
 
Caravaggio sepolto a Milano? Richiesta assurda...
FOTO: Caravaggio sepolto a Milano? Richiesta assurda...
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