SI FA PRESTO A DIRE WRITER
Cominciamo a distinguere tra arte e scempio prima di prendere provvedimenti
Si fa presto a dire “writer”, indicando sotto la stessa categoria chiunque, armato di bomboletta spray, scriva su un muro. E con la stessa superficialità si definiscono “tag” sia gli scarabocchi che paiono somigliare a un nome, sia una firma fatta a regola d'arte.
Il vicesindaco De Corato fa sapere con esultanza che il giudice di pace ha accolto la richiesta di due writer, colpevoli di aver imbrattato alcune zone del centro cittadino, di ripagare il danno svolgendo attività socialmente utili a favore del Comune. “Slash” e “Virus” cominceranno pertanto a dare assistenza ad anziani e disabili per estinguere il proprio reato, in accordo con la linea rieducativa proposta dal Sindaco Moratti. E adesso comincia la caccia alle streghe.
Quello del writing è un fenomeno complesso per chi, non conoscendolo dall'interno, si arroga il diritto di attaccare etichette sbrigative appropriandosi di qualcosa che non gli appartiene. In questo modo si rischia soltanto di fare confusione e accorpare sotto la medesima nomenclatura artisti e vandali. Certo, per chi è sprovvisto di un buon metro estetico è difficile giudicare quando si ha di fronte un'opera d'arte e quando invece ci si trova davanti a uno scempio, ma in ogni caso non è con la tolleranza zero che si mettono a posto le cose.
Ci sono città in Europa, come Berlino, dove gli artisti di strada vengono chiamati per ricoprire intere facciate di palazzi. Lì non serve andare in periferia, basta fare un giro per il centro. Passando ad esempio per Oranienburger Strasse ci si trova davanti il Tacheles, un edificio che in Italia sarebbe chiamato, con una connotazione negativa, “centro sociale”, mentre in Germania si chiama “Kunsthaus”, ovvero casa dell'arte. Ed è solo l'esempio più banale.
E Milano, che mira ad essere la capitale mondiale del design, reprime la creatività artistica che non passa per le accademie con delle sanzioni più o meno ridicole, parlando di rieducazione. Non è la paura di finire ad aiutare gli anziani e i disabili a scoraggiare writer, e nemmeno quella delle multe, della galera o di qualsiasi altro provvedimento disciplinare, perché per ogni graffitaro che viene preso ce n'è un altro che prende in mano la bomboletta.
Punirne uno per educarli tutti non è la risposta. E non lo sono neanche le "gogne" di piazza.
Se fosse legalmente concesso ai writer di ridipingere i muri tristi e grigi, se fosse chiesto loro di abbellire i treni delle metropolitane e le stazioni con delle opere d'arte, allora si riconoscerebbe il writing come cultura e si eviterebbero imbrattamenti. Attenzione però, non un muro all'anno, ma metri e metri di spazio da far rivivere con linee e colori.
Riflettendoci, chi è che ha mai visto "crossare" le cler affidate ai writer?