Milano Cultura
Milano Notizie
 
 
ARTE  ›  EDITORIALI

IL DISEGNO CULTURALE DELLA CITTĀ

La collezione della Deusche Bank e le mostre di Palazzo Reale per raccontare un'immagine di Milano che indulge sempre sugli stessi fantasmi senza riflettere sullapropria identitā

 
 

Alla luce di recenti interventi sulla stampa, come l’intervista a "Il Giornale" di Paolo Marzotto, credo che valga la pena domandarsi qual è lo stato della cultura a Milano.

Marzotto, presidente fondatore dell’Arpai, l’associazione per il restauro del patrimonio artistico italiano, dice: "Non c'è incompatibilità tra arte e affari, la questione è che non dovrebbero essere gli affari il movente principale o unico dell'arte. Il committente degli artisti è sempre stato un rappresentante del potere, si veda l'esempio che ci danno i secoli. Potere economico, civile, della chiesa, tutti i poteri hanno esercitato un ruolo d'azione e di distinzione. Il male sta quando il committente determina ed esercita uno 'strapotere' sugli artisti, condizionandone la scelta e perfino l'ispirazione o, talora, inventandosi artisti che hanno troppo poco da dire e che sono relegati ad essere strumenti di affermazione del potere a prescindere dal contenuto o dalla forma della loro creazione”.

Io la penso diversamente. Certo, la città non è un principato, né tanto meno una palestra di esibizione del narcisismo degli amministratori locali. E dunque l’arte pubblica deve essere pensata coinvolgendo in qualche modo il cittadino.

Ma il patrimonio culturale e artistico di una città oggi sta nelle istituzioni private, e nella loro capacità di investire anche per la città e non solo in ragione della propria mission.

Sono reduce da una visita alla collezione della Deutsche Bank, nella sede di Piazza del Calendario. Un’esperienza che comincia dallo spaesamento di un quartiere, quello della Nuova Bicocca, che resta un masso erratico nel tessuto urbano milanese, una sorta di strano esperimento di retro-futurismo, il domani come ce lo saremmo immaginato abitando a Dresda (forse non è un caso che la DB abbia posto qua la sua sede), con un linguaggio visuale che riscrive la storia del nostro vissuto sociale alla luce di una volontà di segregazione e non d’incontro.

La cultura di una città parte dal paesaggio, e alla Bicocca la nostra cultura, così come rischia di avvenire a Citylife e sta già avvenendo nella zona di Melchiorre Gioia, è stata sventrata con brutalità.

Vi invito a visionare i rendering dei progetti della triade di archistar Isozaki-Hadid-Libeskind. Non già quelli legati alle famigerate torri, su cui non vale la pena di spendere altre parole, ma quelli relativi agli insediamenti residenziali: una sorta di super-Milano 2, calato maldestramente nel cuore pulsante del Portello.

Una società umana dove non c’è più spazio per la piazza, e l’unico mezzo per redimere il disegno straniante di edifici che si configurano come mondi a sé stanti, autosufficienti, che marcano un distacco incolmabile dall’universo mentale della città, è il verde.
Non sono contro il sogno di una “Green Life”
, ma lo spazio urbano è fatto di tempi visivi e scansioni sociali, che oggi si tende a negare.

Torniamo però alla DB Collection: il tema è quello del "Viaggio in Italia". Il livello delle opere è discontinuo (anche se alcune foto di Ghirri e Basilico valgono da sole la visita), ma la volontà di improntare le acquisizioni a un tema straordinariamente coerente, calato nella storia e nel dinamismo in cui la Deutsche Bank si trova ad operare è ineccepibile.

E arricchisce la città e la sua comunità artistica.

Allo stesso modo, mi è capitato nelle scorse settimane di vedere alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma una mostra intitolata "Donna. Avanguardia Femminista degli Anni Settanta", frutto del prestito delle fotografie appartenenti alla collezioni di una ditta austriaca, la Sammlung Verbund, che ha acquisito esclusivamente lavori di artiste, quali Helena Almeida, Ana Mendieta, Cindy Sherman, Francesca Woodman (mia passione personale) e Ketty La Rocca (curiosamente collezionata, con grande sensibilità, anche dalla DB), che hanno trattato da pioniere temi come il corpo, l'identità femminile e la differenza uomo-donna.

Cosa succede invece a Palazzo Reale? C’è un assessore che non è un curatore né un esperto d’arte, ma gioca, emulando il suo predecessore, che invece era, al di là di qualsiasi altra considerazione, esperto e curatore, a disegnare un palinsesto di mostre in ragione delle sue ossessioni private. E ha trasformato Palazzo Reale da mesi nel luogo della lugubre celebrazione dei fantasmi e dei drammi del Novecento. Temi che, evidentemente, gli piacciono, almeno quanto la profusione di citazioni e i vestiti scuri.

La mostra di Goya è il peggior servizio che si potesse fare al genio del pittore spagnolo. Che certo non sarebbe stato contento, lui che aspirava a essere l’erede di Velasquez, a venir presentato come il precursore di Klinger e Schoenberg, Hans Hartung, Asger Jorn e Karel Appel, in una violenta operazione di rassegnazione di un immaginario solamente tangente alla poetica complessiva dell’opera di Goya.

Con l’aggravante della scelta di un’immagine-manifesto (che compare anche sulla cover del catalogo) che, come sanno anche i sassi, è un’opera solo abbozzata da Goya, e completata poi dalla figlia.

Così, con Goya, Schiele e la mostra sul Fuoco, mentre fuori impazza la primavera coi suoi colori, dentro a Palazzo Reale ci s’immerge in un clima funereo e decadente, che rispecchia evidentemente l’animo di una giunta culturalmente disarmata e incapace di affiancare, alla cupa e fintamente pensosa ossessione sui fantasmi della cultura europea (e preferisco tacere su episodi quanto meno imbarazzanti, come certe serate organizzate a Palazzo Bagatti Valsecchi), una lettura della realtà del presente che esca dall’equivoco della Milano Mitteleuropea e aiuti la città a vivere e incarnare la propria identità felicemente ambivalente, locale e mondialista.

 
GALLERIA FOTOGRAFICA

La fotogallery necessita di JavaScript e Flash Player. Scarica Flash qui .

   
Autore: Andrea Dusio
30/03/2010 - 9.50.00
 
Il disegno culturale della cittā
FOTO: Il disegno culturale della cittā
PRIMO PIANO
INTERVISTE
Quotidiano di notizie, eventi e personalitā
Registrato presso il Tribunale di Milano con il n° 518 del 15/09/2008
Direttore Responsabile: Gianluca Grossi
Edito da Milano Web Publishing Snc  -  Web Hosting Company: Aruba SpA