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RIPORTIAMO A MILANO LA "VERGINE DELLE ROCCE"

Una mostra su Caravaggio per il 2010 e un grande evento quinquennale dedicato a Leonardo in vista dell'Expo

 
 

Mi è capitato di ascoltare nei giorni scorsi un’intervista radiofonica all’assessore alla cultura del comune di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, in merito alla quale mi sembra si debbano ribadire, da parte di osservatori "terzi" come noi siamo, alcuni punti "fermi".

A partire dall’assessorato Sgarbi, è operante un travisamento di fondo su quelle che sono le competenze di chi si occupa a Palazzo Marino di cultura. Sgarbi aveva alle spalle una storia di "primo piano" come curatore, e ha inteso esercitare un’attività di 'investimento' di sé in prima persona anche in "ruoli" che esorbitano da quello intrinseco dell’assessore, di fatto occupandosi lui stesso dell’ideazione di mostre, per poi appoggiarsi a "curatele" di collaboratori. Tali mostre erano però inequivocabilmente "firmate" anche da lui. Ma si tratta di un caso anomalo, che s’inscrive appunto nella peculiarità di un critico d’arte che ha esercitato attività politica tanto a livello ministeriale quanto nelle amministrazioni locali. Finazzer Flory non è né un critico né uno storico dell’arte, e, dunque, non ha i titoli né le competenze per dettare in prima persona il "palinsesto" di eventi delle istituzioni museali comunali. È 'imbarazzante', in tal senso, che istituzioni come il PAC o la Villa Reale siano di fatto gestite direttamente dall’assessore, o che i musei milanesi vengano 'svuotati', come nel caso della mostra sulla Scapigliatura, per riempire Palazzo Reale.

Negli anni passati, questa assenza di potere, questa latitanza delle figure del direttore del museo e del curatore museale, che abbia un rapporto di collaborazione continuativa con la città, ha permesso peraltro alle grandi società di 'art management' di gestire "a proprio piacimento" non solo l’ideazione di eventi da collocare nelle sedi espositive milanesi, ma anche aspetti come il bookshop, la biglietteria, gli avvenimenti e le pubblicazioni editoriali collaterali. È il 'modello-Moratti', per come lo abbiamo descritto in questi giorni anche in un editoriale di 'MilanoWeb'. La mancanza di delega del potere decisionale fa sì che poi decidano altri, "fuori" dalle sedi di competenza. Con esiti opinabili e un esborso economico "maggiore" per la città.

I risultati del primo anno di assessorato a Finazzer Flory si possono valutare obiettivamente: il fiore all’occhiello è la mostra su Monet, ossia un evento-pacchetto, che è arrivato di fatto pre-confezionata da un museo francese. Il Comune ha rafforzato dall’altra parte i rapporti con una società di recente fondazione, Artematica, che aveva mostrato già in maniera "chiara" di non saper realizzare eventi espositivi di 'alto' livello. La mostra sul Futurismo ha assemblato "troppe" opere di 'scarsa' qualità, e non ha nemmeno tentato di offrire una "rilettura critica" del periodo. Lo stesso è accaduto per quella sulla Scapigliatura. Sbagliata e provinciale la scelta dei 'curatori', del tutto inadeguato a un pubblico di conoscitori della materia - qual è in buona parte quello delle mostre - il 'taglio' onnivoro e ripetitivo dei due eventi. In questi giorni Palazzo Reale ospita una mostra di Giorgio Forattini, e credo che la "cosa" si commenti da sola...

Grazie alla capacità di Cinzia Manfredini e di Valeria Merlin, Palazzo Marino si è ritrovato l’evento culturale dell’anno "tra le mani". Più ancora: "direttamente in casa". La conversione di Saulo di Caravaggio è stata oggetto da parte dei milanesi di una vera e propria esplosione passionale per quello che è un grande 'capolavoro'. Esposto, oltretutto, in maniera esemplare, dopo un restauro che farà scuola e un disegno critico che ha spostato in avanti la prospettiva degli studi sulla materia. Così dovrebbe essere un evento culturale. In tal senso, Finazzer Flory ha avuto l’esempio "sotto gli occhi" per più di un mese, ma non sembra averlo recepito...

Stiamo così assistendo a una paradossale concentrazione di tutti gli sforzi realizzativi del Comune su di una fascia temporale, quella tra l’Ottocentoe il Primo-Novecento, che forse sarà anche particolarmente significativa per la storia della città, ma non incontra necessariamente il favore del "grande" pubblico, né tanto meno di quello "specializzato". E già si annunciano eventi legati al tema del sacro, che abbracceranno più secoli, continuamente ricadendo nel vecchio "problema" milanese di una “Testorizzazionedell’interesse per l’arte, ossia della volontà di mischiare l’attenzione al fatto artistico puro e alla sua storicizzazione con i valori della spiritualità, della religione, della morale. Vorremmo, invece, dalla città di Milano un grande sforzo a essere più moderna, up-to-date, laica, curiosa. Il che non vuol dire necessariamente ospitare Robert Wilson, né concedere il più importante spazio espositivo che possiede la città allo 'stilista' di turno. Ma individuare con la collaborazione delle direzioni museali e delle cattedre universitarie percorsi nuovi, attingendo anche alle risorse intellettuali che esistono al di fuori del giro del soliti 'noti' e delle lobby "consolidate".

Caravaggio è piaciuto? Si progetti allora per la fine del 2010 un evento proprio su Caravaggio, altrettanto "significativo" di quello dell’inverno scorso. Magari ponendolo in relazione con il suo grande, misconosciuto 'modello', Leonardo.

Oppure si cerchi di soddisfare quello che è il sogno di ogni milanese autenticamente amante dell’arte: rivedere a Milano, com’era in origine, la Vergine delle Rocce, e porla al centro di un grande evento su Leonardo strutturato su 5 anni, dal 2011 all’Expo. Ma soprattutto si smetta di pensare che all’interno di Palazzo Marino si può decidere assolutisticamente tutto, dentro a gruppi di lavoro ristretti, e che a oggi dovrebbero anzitutto ragionare su come ri-costruire un dialogo con le voci nuove della città, facendo lo sforzo di guardare oltre la siepe - 'ricca' di spini e 'povera' di fiori - del proprio "entourage" di elezione.

 
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Autore: Andrea Dusio
03/08/2009 - 9.26.00
 
Riportiamo a Milano la "Vergine delle Rocce"
FOTO: Riportiamo a Milano la "Vergine delle Rocce"
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