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PIERLUIGI NERVI, L'ARCHITETTO DELLE GRANDI SFIDE
Imprenditore, costruttore, ingegnere, progettista: una mostra al Maxxi ripercorre la figura di un gigante del Novecento, "Il più geniale modellatore di cemento armato della nostra epoca".
Oggi che l’architettura non sembra più porre problemi strutturali, la figura di un autentico gigante come Pierluigi Nervi rischia di essere ridotta a quella di un maestro del secolo scorso. L’ingegnere di Sondrio, che Nikolaus Pevsner definì “Il più geniale modellatore di cemento armato della nostra epoca” è invece a parere di chi scrive molto di più. All’interno del filone del Razionalismo italiano, Nervi pone un accento particolare sulla centralità nel pensiero architettonico della statica. "In tutta la mia opera progettistica ho constatato che i suggerimenti statici interpretati e definiti con paziente opera di ricerca e di proporzionamento sono le più efficaci fonti di ispirazione architettonica. Per me questa regola è assoluta e senza eccezioni”. L’aspetto geniale dell’opera di Nervi è di aver saputo cogliere le opportunità estetiche che questa forte focalizzazione sulla statica gli apriva, unendo così la lezione della tradizione architettonica europea e lo studio dei nuovi materiali costruttivi e delle loro straordinarie potenzialità. La mostra "Pierluigi Nervi. Architettura come Sfida" che il Maxxi di Roma ospita in queste settimane, e che, già transitata a Venezia, sarà poi a Torino (Palazzo delle Esposizioni), Metz (nel nuovo Centre Pompidou), per proseguire anche nel 2012 a Londra e Stoccolma, e nel 2013 oltreoceano, a Montreal, New York, Washington e in California, nasce con l’intento di approfondire la sua figura, a poco più di trent’anni dalla morte e a mezzo secolo dalla sua commissione per molti versi più conosciuta, quella per le Olimpiadi del 1960. Dopo quella dedicata a Luigi Moretti è la seconda monografica su grandi protagonisti dell’architettura italiana che la nuova strutturale museale romana ospita. Mentre lo spazio della Triennale viene arbitrariamente riservato per le discutibili iniziative curatoriali di un critico che da trent'anni non ha nulla da dire qual è Germano Celant, Milano resta così fuori dagli appuntamenti dedicati al progettista di origine lombarda. Ricordiamo infatti che Nervi era sì, come si evince facilmente dal cognome, di famiglia ligure. Ma il padre, direttore postale, cambiava frequentemente sede lavorativa. Nell’infanzia Nervi si spostò dunque incessantemente. La prima città che considerò a tutti gli effetti sua fu Bologna, dove rimase anche dopo la laurea. La sua carriera decollò negli Anni Venti. Dopo aver formato una sua impresa, scelse come tecnica costruttiva quella del calcestruzzo armato. Nervi è probabilmente l’unica figura del Novecento italiano a riunire in sé le competenze del costruttore (e dunque dell’imprenditore), dell’ingegnere e dell’architetto. Era un formidabile organizzatore di cantiere, molto ferrato anche sotto il profilo gestionale. Ma l’aspetto rivoluzionario della sua figura consiste nella capacità di mettere le cognizioni tecniche al servizio di un sempre vigile senso estetico, coniugato con attenzione senza precedenti alle strutture portanti. Attraverso fotografie, modellini, video e documentazione d’archivio, vengono così ricostruiti i grandi progetti che hanno scandito la carriera irripetibile di questo costruttore. Tra le realizzazioni che contribuirono alla sua affermazione vanno ricordati il Teatro Augusteo di Napoli, ma soprattutto lo Stadio Berta di Firenze (poi reintitolato ad Artemio Franchi), con la sua curiosa pianta a forma di lettera D, la tribuna di Maratona, le scale esterne a spirale. Ma il segno più forte del progetto è quello di mantenere a vista tutte le strutture portanti, e anzi affidare ad esse il compito di sostenere il “peso estetico” della realizzazione. È questa l’opera che attira su Nervi l’attenzione internazionale. Lui però si concentra sulle aviorimesse di Castelviscardo e dell’Orbetello, una commessa che lo tiene impegnato dal 1935 al 1943. Lo standard per questo tipo di impianti era sino a quell’epoca il metallo. Nervi (anche per evitare sprechi di una risorsa che doveva essere impiegata a fini bellici) riuscì invece a innalzare hangar con una copertura intrecciata di cemento. È in questa fase che Nervi inizia a utilizzare quegli elementi prefabbricati che si andranno a sostituire nella tecnica tradizionale su centine. Oltre al calcolo statico, Nervi prova nell'occasione anche a realizzare prove su scala ridotta, grazie alla collaborazione di Guido Oberti del Politecnico di Milano. Il sodalizio tra i due darà anzi vita a uno dei più fecondi rapporti di collaborazione nell’ambito dello sperimentalismo, con la creazione del laboratorio di ricerca dell’Ismes di Bergamo. Nel 1949, a Torino, per la costruzione del Salone per le Esposizioni, Nervi riesce, grazie alla tecnologia innovativa del ferro-cemento, a raggiungere una nuova libertà plastica, e mette a punto la maglia spaziale incrociata di nervature che costituirà poi texture strutturale di tutte le volte e le cupole che andrà a realizzare negli anni successivi. C’è spazio naturalmente per i più significativi lavori nella Capitale (Palazzetto dello Sport, Stadio Flaminio, Viadotto di C.so Francia e Palazzo dello Sport), ma anche per il controverso progetto del Grattacielo Pirelli, condiviso con Danusso e Giò Ponti, il Bus Terminal al George Washington Bridge di New York, formidabile invenzione del 1962, contraddistinta da memorabili travi reticolari a farfalla, e ancora per la commissione che sancì la sua dimensione planetaria, la sede dell’Unesco a Parigi (1953-58). Ma il segno più suggestivo della sua idea di architettura, il sintomo del carattere ancora attuale della sua ricerca, è nell’Ambasciata Italiana di Brasilia, i cui aggraziatissimi disegni (negli studi si doveva fare ancora tutto a mano, e il sapore era ben diverso dagli attuali rendering…) rimandano al segno di una presenza che interagisce in maniera estremamente vivace con l’ambiente circostante, senza però sacrificare una sola lettera del proprio alfabeto, e dunque rimarcando ancora una volta la centralità lessicale della struttura portante nell’economia del linguaggio architettonico. I tetrapodi utilizzati a Brasilia diventano l’elemento fondamentale di un progetto che, anche se basato su di una forma chiusa e scolpita, si articola poi in maniera da dialogare con il paesaggio cogliendone in tutta la loro peculiarità le suggestioni e i vincoli. Un’idea dunque mutante di architettura, fondata però su fortissime persistenze, da Firenze a Brasilia, da Orbetello a New York, da Torino a Roma.
| Autore: Andrea Dusio |
27/01/2011 - 21.20.00 |
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| FOTO: Pierluigi Nervi, l'architetto delle grandi sfide |
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